Ucraina – Verso un caldo inverno

Donetsk flagIl mese appena trascorso aveva fatto ben sperare nell’andamento della crisi ucraina. Prima le aperture di Putin all’incontro Asem di Milano, dove sembrava riconoscere l’integrità del suo vicino; due settimane più tardi l’accordo sulle forniture di gas siglato tra Mosca, Kiev e Bruxelles, in cui si regolava anche la spinosa questione del debito che è uno dei punti più dolenti nella relazione tra russi e ucraini.

Non restava che attendere il passo successivo, ovvero il voto amministrativo locale che avrebbe dovuto costituire il primo passo per riconciliare il governo centrale con le regioni separatiste di Donetsk e Lugansk, teatro di una sanguinosa guerra fratricida. Alla fine il voto si è tenuto, ma in un modo che invece di proseguire il cammino di pace sta sconvolgendo nuovamente il delicato equilibrio tra Est e Ovest.

Innanzitutto le elezioni si sono tenute un mese prima del previsto e si sono concluse con il trionfo dei leader filorussi più oltranzisti: Alexandr Zakharchenko e Igor Plotnitsky. E adesso si vocifera addirittura che tra pochi giorni si terrà un referendum simile a quello della Crimea per chiedere l’annessione della regione alla Federazione russa.

Nel frattempo il risultato del voto nelle regioni orientali ha spaccato di nuovo in due la comunità internazionale. L’Unione Europea e gli Stati Uniti si rifiutano di riconoscere il voto e minacciano la stessa Russia di nuove sanzioni, sebbene allo stato attuale delle cose possono fare ben poco per cambiare le cose. Specialmente la Casa Bianca che sta andando al voto per le elezioni di medio termine, dove si prevede una sconfitta per il presidente Obama.

Se i sondaggi sfavorevoli dovessero essere confermati dalle urne, la rimonta dei Repubblicani alle Camere renderebbe ancora più invalidante la politica estera di Washington, esattamente come avvenne per George W. Bush alla fine del suo secondo mandato, durante il quale esplose guarda caso un’altra grave crisi ad est, ossia la guerra-lampo in Georgia.

Il Cremlino sembra esserne più che consapevole e applaude “all’organizzazione del voto e all’alta affluenza” dei filorussi chiedendo di rispettare la loro volontà. Contemporaneamente a quanto sta accadendo in Ucraina l’esercito russo ha annunciato di aver effettuato con successo il lancio di un missile balistico intercontinentale Topol-M, il quale ha attraversato l’intero territorio della Federazione prima di schiantarsi contro un obiettivo sulla penisola della Kamchatka.

Se le minacce più o meno velate da parte di Mosca destano preoccupazione non va meglio dall’altra parte della barricata. A Kiev si sente sempre più forte la voce dei nazionalisti ucraini, ascesi alle cronache nella guerra dell’Ucraina occidentale per delle azioni passabili come crimini contro l’umanità. Tra di loro il battaglione Dniepr-I ad esempio si dice pronto ad “azioni terroristiche” e “ad invadere la Russia” che se dovessero essere messe in pratica rischierebbero, visti i legami del gruppo con il ministero della Difesa, di scatenare una guerra aperta con la Russia.

L’Europa come al solito osserva la situazione con sgomento senza avere la capacità di una qualunque iniziativa o di esercitare una minima pressione sugli eventi. I suoi membri più orientali intanto provvedono ad equipaggiarsi come possono alla tempesta montante, come la Polonia che ha annunciato l’acquisto di missili ultramoderni per i suoi caccia F-16 e successivamente anche di droni da ricognizione e da combattimento.

Dimenticato l’ottimismo che aveva accompagnato le settimane successive alla tregua di Minsk, gli eventi di questi giorni lasciano presagire che l’inverno sul Donbass (il fiume che separa l’Ucraina lealista da quella secessionista) sarà molto più rovente del solito.

1 commento su “Ucraina – Verso un caldo inverno”

  1. Pare che i russi del Donbass stiano trattando per riaprire le forniture di carbone a Kiev. Il carbone nazionale è l’unico combustibile economico che la capitale possa realmente permettersi, e forse l’operazione permetterà di ristabilire un qualche equilibrio tra le parti. Bisogna vedere se andrà in porto, non è scontato.

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