Robert De Niro e Al Pacino: la storia eterna di un conflitto tra celebrità

alpacinorobertdeniro24“Mi sento più vivo in un teatro che in qualunque altro posto, ma quello che faccio in teatro l’ho preso dalla strada” Al Pacino.

Cosa succede quando una forza irrefrenabile ne incontra un’altra altrettanto inamovibile?

La forza di uno sguardo, gli occhi, il talento e l’emozione finiscono per mescolarsi e creare una sorta di carismatica presenza che trascina tutti.

Ecco queste sono le caratteristiche del confronto artistico-attoriale tra Robert De Niro e Al Pacino. I due più grandi attori degli ultimi 30 anni in America ci hanno saputo trasmettere la forza delle loro fragilità, ci hanno raccontato l’umanità e tutte le sue devianze attraverso un gioco iconico e spregiudicato di sguardi e di caratterizzazioni. Ciò che li rende confrontabili è in realtà la dimensione sociale in cui essi si sono mossi negli anni rispetto alle loro interpretazioni, ci hanno raccontato la storia di uomini veri e di uomini americani.

Ciò che li accomuna è senza dubbio la loro capacità di trasformazione e di mimesi col personaggio interpretato: le loro caratterizzazioni non risultano cristallizzate, come ad esempio in quelle di Bruce Willis o Sylvester Stallone, esse infatti ci hanno fatto conoscere dall’interno mafiosi, uomini per bene , poliziotti, non vedenti, uomini comuni e uomini speciali e perché no anche divertenti. Il pubblico ha sostenuto queste interpretazioni e ne ha trovato degli spunti sempre nuovi e in continua trasformazione: ciò ha permesso ai due attori di non tramontare col tempo e di rimanere sempre in auge nel panorama hollywoodiano.
Ma in realtà Robert De Niro e Al Pacino sono due attori molto diversi e stilisticamente strutturati in modo opposto.

La differenza più grande sta nell’origine dei due attori: Al Pacino è un attore di origine teatrale che predilige ruoli shakespeariani portando in scena opere di Bertold Brecht, Eugene O’Neill, Oscar Wilde, David Mamet. E’ dunque un attore abituato ad una maggiore improvvisazione e con una preparazione più ampia che gli ha consentito, durante la carriera, di interpretare anche ruoli in pellicole di matrice storica e di impronta “teatrale”.

De Niro invece iniziò subito con una recitazione più cinematografica e stilisticamente basata su uno sguardo penetrante e comunicativo. Elemento interessante è senz’altro la simile esperienza giovanile che li vede interrompere presto gli studi per dedicarsi al cinema, ma Al Pacino è sicuramente quello che dei due ha faticato di più per imporsi. La sua vita sregolata lo portò nel 1961 addirittura all’arrestato per detenzione illegale d’arma da fuoco e tutto questo è spiegato in seguito all’abbandono del padre che portò la sua famiglia vivere in condizioni assolutamente disagiate e difficili. Molti sono stati i mestieri per sbarcare il lunario (addirittura in Italia nelle vesti di un gigolò) e solo a partire dalla metà degli anni Sessanta troverà le risorse necessarie per iscriversi alla sua prima scuola di recitazione. L’incontro con quello che sarà il suo mentore Lee Strasberg, all’Actors Studio, gli consentirà il definitivo salto di quelità grazie al riconoscimento delle sue indiscusse doti recitative.

Per De Niro il discorso è molto diverso e la strada del successo arrivò attraverso la collaborazione con un suo grande amico, un regista di indubbio valore, Martin Scorsese.

Pacino-De NiroCiò che dunque emerge è la differenza sostanziale di vite e di personalità (più schivo De Niro contrapposto ad un estroverso e “tempestoso” Al Pacino) che allontana e avvicina allo stesso tempo questi due combattenti del grande schermo. Insieme in film quali Il Padrino parte II, Heat- la sfida e Sfida senza regole ciò che in queste pellicole sicuramente emerge è la loro capacità di interagire e di mescolarsi, uno sguardo di De Niro risposto da una implacabilità del volto di Al Pacino. Il bene e il male sempre a confronto, questo è il bello, a parti invertite: entrambi danno prova di una indiscussa capacità attoriale attraverso la quale mimetizzarsi a pieno. Personaggi saldi moralmente e delinquenti senza scrupoli interpretati con identica capacità di approfondimento psicologico che si materializza concretamente attraverso sguardi e gestualità.

In conclusione è d’obbligo una riflessione sul rapporto col nostro paese: l’Italia è sempre stata amata da entrambi e registi come Sergio Leone (C’era una volta in America) o Francis Ford Coppola (Il Padrino) hanno estrapolato da questi due attori tutto il loro “sangue” italiano consegnando, al mondo, due autentici zaffiri dello spettacolo e della recitazione che hanno fatto vedere al mondo il lato oscuro e benevolo di noi italiani con classe, ironia e buonsenso.

Molte sono state negli anni le recensioni volte a stabilire il migliore: la realtà ci presenta due attori che proprio nella loro diversità hanno saputo costruire un comune senso di appartenenza nel pubblico che li segue come fratelli d’arte, sosia e nemesi di una stessa dimensione cinematografica dove a certi livelli non esiste il più capace o il più bravo ma il più adatto al singolo ruolo. Non esiste un più amato fra i due, ma è certa una comune istituzione interpretativa che li fa percepire al pubblico come una coppia fissa, una sorta di Starsky e Hutch ad alto livello.

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