Ucraina – Svoboda, il lato oscuro della protesta

20140219-172713.jpgIeri la guerra tra piazza Maidan e il presidente Yanukovich ha raggiunto il punto più sanguinoso dall’inizio della protesta a novembre. Nel momento in cui vi scrivo si parla di oltre venti morti tra forze di polizia e manifestanti, mentre sugli schermi si susseguono le immagini di una Kiev devastata da settimane di battaglia. Gli Stati Uniti e l’Europa, dove spicca l’accesa indignazione della Germania, condannano severamente la repressione di Yanukovich e si preparano a studiare un pacchetto di sanzioni.
Una parte della violenza scatenata nelle strade della capitale è sicuramente dovuta all’eccessiva brutalità delle forze di sicurezza, specialmente le temibili unità antisommossa Berkut, di cui abbiamo già avuto modo di parlare qualche tempo fa. C’è però un altro responsabile di cui si è parlato molto poco, forse perché nel farlo si teme di delegittimare la causa di tutto lo schieramento anti-Yanukovich.

L’altra faccia della carneficina di Kiev ha un nome ben preciso, anzi due: Svoboda e Pravyi Sektor, due gruppi di estrema destra che lottano al fianco dei manifestanti europeisti di piazza Maidan e pullulano sempre più tra le prime file della protesta. Svoboda, salito agli onori delle cronache per aver partecipato alla demolizione della statua di Lenin a Kiev i primi di dicembre, è un partito radicato principalmente nelle regioni occidentali del paese, definite da alcuni le più ‘russofobe’ del paese.
In effetti parecchie misure del suo programma prevedono politiche che da un lato sono a favore dell’etnia nazionale ucraina e dall’altro se la prendono con l’ex padrone russo, considerando ad esempio il licenziamento degli ex agenti del KGB o di membri del PCUS che ancora lavorano per lo Stato, la fine degli accordi di Kharkiv del 2010 sul gas e sull’affitto delle basi navali in Crimea o le scuse ufficiali di Mosca per i crimini commessi nel paese in epoca sovietica.
A dirla tutta bisogna però segnalare delle proposte molto discutibili come le pesanti misure antiaborto, il diritto ad armarsi e persino l’eventualità di sviluppare un nuovo arsenale tattico nucleare. Inoltre se è chiaro il suo sostegno all’ingresso di Kiev nella NATO, per quanto riguarda l’Ue non si capisce bene se sia veramente convinto o se al contrario si stia servendo del tema solamente per opportunistici calcoli elettorali.
Pravyi Sektor è una forza politica molto più giovane, essendo nata contestualmente alla proteste di questi mesi, ed è composta da gruppi di estrema destra che provengono soprattutto dalle tifoserie di calcio. A differenza di Svoboda, il gruppo non sostiene affatto la causa europeista di Maidan, ma si è unito alla rivolta per continuare la sua lotta personale contro lo Stato. Non è dunque un caso che i suoi militanti, assieme alle teste più calde di Svoboda, siano tra quelli che si danno a saccheggi, occupazioni e attaccano con più ferocia le forze di polizia. Questi scontri nel migliore dei casi si concludono con decine feriti e arresti, ma possono degenerare anche com’è successo ieri provocando così tante morti.
Il livello di violenza di questi estremisti offre al governo di Yanukovich e ai suoi alleati russi il gioco facile di puntare il dito contro di loro, nella speranza che la minaccia da loro rappresentata possa ricompattare l’opinione pubblica e internazionale a favore del presidente.
I neofascisti, sia chiaro, non sono la maggioranza di un movimento che a novembre ricordava molto l’incruenta rivoluzione arancione del 2004 dai valori dichiaratamente filoeuropei e occidentali. L’eccessivo protrarsi della lotta sta però dando a questi estremisti un margine che, alla luce anche delle ultime tragedie, la parte sana di Maidan non si può più permettere di tollerare. Se i leader della protesta dovessero continuare ad ignorare le implicazioni di questa scomoda alleanza, molti altri manifestanti pacifici correranno il pericolo di cadere vittime di una brutalità che non avevano assolutamente voglia di andarsi a cercare.

Foto in evidenza di Getty Images. Foto nell’articolo di Reuters

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