Archivi tag: Europa orientale

Ucraina – Il ricatto dell’est

20140514-182231.jpgDopo la Crimea tocca a Donetsk e Lugansk? A due settimane dalle elezioni presidenziali, che cadranno in concomitanza con quelle europee, lo spettro della disintegrazione territoriale torna a minacciare l’Ucraina. Come molti sapranno nelle due regioni dell’Ucraina orientale a forte minoranza russa (intorno al 40%) si è da poco votato un referendum autonomista che ha registrato percentuali superiori al 90%. E nei prossimi giorni dovrebbe svolgersi anche un nuovo referendum, questa volta a Kharkiv, dov’è la consultazione è stata rimandata a data ancora da definire.
All’indomani del voto quasi unanime, le due province secessioniste stanno però imboccando due strade diverse sui loro rapporti con il governo di Kiev. Mentre il governo di Donetsk già considera le autorità ucraine come un’entità straniera e chiede l’annessione a Mosca, il popolo di Lugansk si mostra molto più conciliante, suggerendo una modifica della Costituzione in senso più federalista come punto d’incontro.
Finora tra il governo di Kiev e gli insorti prevale soprattutto la violenza, in particolare nella regione di Donetsk. I feroci combattimenti degli ultimi giorni nelle città di Mariupol e Sloviansk hanno causato decine di morti, rendendole un teatro da vera guerra civile. La Russia per il momento ostenta prudenza, limitandosi a rispettare la ‘volontà popolare’ in attesa di ulteriori appigli, come potrebbe essere un secondo referendum per l’annessione alla Federazione Russa, che qualcuno vorrebbe indire addirittura per domenica prossima.
Non è detto però che l’esito di queste due province sia già segnato, anche perché a differenza della Crimea le conseguenze di una loro secessione definitiva avrebbe conseguenze molto più pesanti della strategica penisola sul Mar Nero. Innanzitutto per un contesto internazionale già compromesso da quanto avvenuto in Crimea, primo tempo di una partita ucraina che il Cremlino ha giocato brillantemente contro un’Occidente quasi apatico, Europa in testa.
Quest’ultima sta provando in qualche modo a riscattarsi nel secondo tempo, ma su di essa pesa l’appuntamento delle elezioni europee, che nell’ipotesi più pessimistica della crisi ucraina (se il referendum del 18 maggio dovesse essere confermato e sancire il risultato a favore dell’annessione) potrebbero giungere quando l’arbitro ha fischiato la fine della partita da un pezzo.

20140514-182307.jpgLo strappo totale di Donetsk e Lugansk – a quel punto potrebbe essere molto tentata di farlo anche Kharkiv – sarebbe inoltre un colpo di grazia mortale alla traballante economia ucraina. Ciò perché questi territori rappresentano il cuore industriale del paese: a Lugansk ad esempio hanno sede industrie importantissime come il carbone, prodotti chimici, gas, manifatturiera o raffinerie; a Donetsk, patria dell’ex presidente Yanukovich domina l’industria pesante o di materiali da costruzione.
È logico pensare che il governo di Kiev sia disposto a lasciarsi sfuggire queste ricche province, come dimostra la sua tenacia nel combattere l’insurrezione dei separatisti. Alcuni dei quali forse sono a loro volta consapevoli di quest’importanza e forse stanno sfruttando la rivolta per fare pressione sul governo centrale.
Oggi si terrà la prima riunione di unità nazionale con diversi rappresentanti delle regioni ucraine, ma nessuno da parte degli insorti. Tra gli invitati c’è però Rinat Akhmetov, potente oligarca di origine tatara che viene proprio dal Donetsk. Akhmetov viene considerato da molti il leader di una sorta di clan criminale e persino uno degli artefici della carriera politica di Yanukovich.
Visti gli interessi dietro quest’uomo la sua presenza al tavolo negoziale non passa certo inosservata, magari per discutere con le nuove autorità sulle possibili indagini anticorruzione che potrebbero minare al suo potente impero.
In un quadro politico dominato da colleghi oligarchi come la Tymoshenko o il candidato alle presidenziali Petro Poroshenko, conosciuto anche come il ‘re del cioccolato’, e le difficili prospettive degli oligarchi al di là del confine (Mikhail Khodorkovskij docet) troverà senza dubbio molte orecchie disposte ad ascoltarlo in cambio di un raffreddamento della causa separatista. Un riconoscimento di fatto dell’eterna influenza degli oligarchi che rischia di compromettere anche le aspirazioni più genuinamente democratiche della rivoluzione di febbraio. A meno che qualche imprevisto non rompa le uova nel paniere di questi signori.

Foto Evidenza AP, Foto articolo Reuters, mappa BBC

Ucraina – La Tana all’incontro GeopEC ‘Il puzzle ucraino’

20140414-174248.jpgDal feudalesimo agli oligarchi, storia di una trappola perenne per un’Ucraina che entra ormai nel suo sesto mese di crisi. Mentre si susseguono le notizie di episodi di violenza tra il governo di Kiev e i ribelli filorussi delle regioni orientali, oggi a Roma si è tenuto un incontro per discutere delle origini e delle incognite future di un passaggio esacerbato dalla collocazione di questo paese.
L’evento faceva parte del Ciclo di Seminari intitolato ‘Quo vadis Europa? Quo vadis America?’ lanciato dall’Osservatorio geopolitico delle élite contemporanee (GeopEC) e dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi La Sapienza all’ex caserma Sani a via Principe Amedeo. Nella giornata di oggi hanno partecipato la direttrice di GeopEc, Rita Di Leo, il professor Marco Cilento e il dottorando Claudio Foliti, dottorando su una tesi riguardante proprio le élite ucraine e infine il giornalista del Manifesto, Tommaso Di Francesco.

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Contro Putin anche l’Europa va a caccia di shale gas

20140402-180757.jpgDa oggi i riscaldamenti saranno più salati per l’Europa. La compagnia energetica russa Gazprom ha annunciato che, a causa dei debiti non saldati dell’Ucraina, le tariffe del gas che passerà attraverso questo paese andranno dai 270 dollari per mille metri cubi a quasi 400. Viste le circostanze attorno alla crisi di Crimea la brutta notizia era aspettata da tempo, l’unico dubbio al riguardo era piuttosto quando Gazprom si sarebbe decisa a fare questa mossa.
Parallelamente all’attesa si è fatto un gran discutere su come diversificare l’indipendenza energetica dell’Europa. Un alternativa l’abbiamo già discussa anche qui, parlando degli oleodotti che dal Medio Oriente e dall’Asia Centrale ci consentirebbero di aggirare le forniture di Mosca. Assieme a questi progetti ambiziosi che guardano all’esterno, vengono considerate anche delle opzioni per rilanciare invece la produzione interna. Una di queste è il controverso shale gas, su cui vogliono puntare soprattutto i paesi che sentono più forte il fiato di Mosca sul collo, ovvero quelli dell’Europa orientale.

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Ucraina – Crimea, un referendum figlio del caos

20140317-171013.jpg“La Crimea è stata unita all’Ucraina […] senza ascoltare il popolo. Ieri quello stesso popolo ha corretto quell’errore”. A dirlo è un pezzo di storia del Novecento, Mikhail Gorbaciov, ultimo segretario del PCUS che ha giocato un ruolo fondamentale nello scioglimento dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda. Secondo il premio Nobel per la pace del 1990, la scelta degli abitanti della Crimea non sarebbe di conseguenza una ragione sufficiente per imporre alla Russia delle sanzioni.

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Ucraina – Guerra di Crimea 2.0

20140303-172014.jpgÈ di nuovo lunedì e, neanche fosse diventato un appuntamento settimanale, mi ritrovo a parlare nuovamente dell’Ucraina. Questo paese in effetti sembra attraversare una nuova crisi in corrispondenza di ogni weekend: prima la rivoluzione che ha abbattuto Yanukovich e adesso la paventata invasione russa a difesa dei suoi connazionali nella penisola di Crimea.
Uno sviluppo del genere rievoca alla mente un’epoca che pensavamo fosse tramontata da lungo tempo, ovvero quella ottocentesca, in cui trova un posto speciale proprio la Russia zarista. Essa per proteggere i suoi correligionari ortodossi era disposta a fomentare nazionalismi o a scendere addirittura in guerra, com’è accaduto in un conflitto che molti hanno ricollegato all’attualità non solo per il luogo comune, ma per le conseguenze che tale evento potrebbe avere nell’ordine internazionale di oggi esattamente come successe 160 anni fa. Continua a leggere Ucraina – Guerra di Crimea 2.0

Ucraina – Rivoluzione in corso

20140224-122730.jpgÈ stato un weekend decisivo per l’Ucraina, con i media che si trovavano nella paradossale situazione di stare appena commentando l’accordo raggiunto tra Viktor Yanukovich e l’opposizione, mentre le agenzie iniziavano a riportare le notizie sull’improvvisa fuga del presidente e la conquista definitiva della capitale da parte dei manifestanti.
In soli due giorni un potere che, nonostante l’imbarazzo dovuto alla piega degli eventi, dava l’impressione di essere ancora in grado di reggere l’urto, si è dissolto con una velocità sorprendente davanti ad una protesta che aveva guadagnato ormai troppo terreno. Nell’Ucraina di oggi uscita dalla rivoluzione è cambiato praticamente tutto, tranne forse alcuni problemi che se non venissero affrontati con la giusta misura metterebbero a repentaglio la sua stessa integrità territoriale.

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Ucraina – Svoboda, il lato oscuro della protesta

20140219-172713.jpgIeri la guerra tra piazza Maidan e il presidente Yanukovich ha raggiunto il punto più sanguinoso dall’inizio della protesta a novembre. Nel momento in cui vi scrivo si parla di oltre venti morti tra forze di polizia e manifestanti, mentre sugli schermi si susseguono le immagini di una Kiev devastata da settimane di battaglia. Gli Stati Uniti e l’Europa, dove spicca l’accesa indignazione della Germania, condannano severamente la repressione di Yanukovich e si preparano a studiare un pacchetto di sanzioni.
Una parte della violenza scatenata nelle strade della capitale è sicuramente dovuta all’eccessiva brutalità delle forze di sicurezza, specialmente le temibili unità antisommossa Berkut, di cui abbiamo già avuto modo di parlare qualche tempo fa. C’è però un altro responsabile di cui si è parlato molto poco, forse perché nel farlo si teme di delegittimare la causa di tutto lo schieramento anti-Yanukovich.

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Bosnia – L’esasperazione di un popolo eternamente in sospeso

20140210-173416.jpgAlle prime avvisaglie di una nuova protesta, lo staff della Presidenza a Sarajevo non ci ha pensato due volte prima di evacuare gli uffici, mentre il capo della Direzione di coordinamento di polizia ha annunciato le sue dimissioni, perché dice che è “impossibile garantire la sicurezza”. Questi due episodi spiegano bene il contesto, ma anche il motivo, della protesta esplosa da qualche giorno in Bosnia-Erzegovina, un paese vicinissimo al cuore dell’Europa eppure ossessionato da fantasmi che sono riusciti a tenerlo fermo un interno ventennio.

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Serbia – Le elezioni anticipate e lo strano gioco di Vucic

20140130-175135.jpgOra o mai più. Dev’essere stato questo il pensiero del vicepremier serbo Aleksandar Vucic quando ha deciso di spingere verso nuove elezioni, nonostante il suo governo di centro-sinistra godesse di ottima salute. La mossa di Vucic potrebbe suonare a dir poco bizzarra, specialmente perché arriva una settimana dopo l’apertura dei negoziati per l’ingresso di Belgrado nell’Unione Europea, davanti alla quale non fa davvero una bella figura. Ma quello che all’apparenza sembra strano in realtà nasconderebbe una strategia ben congegnata.

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Slovenia – 17 anni per ottenere giustizia ad uno stupro

20140128-174958.jpgLa lunghezza dei processi è diventato qualcosa di proverbiale in Italia, anche se qualche giorno fa la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha condannato la Slovenia per un processo la cui durata ha avuto semplicemente dell’incredibile.
Una donna slovena, che aveva denunciato uno stupro di gruppo nel lontano 1990, ha dovuto infatti attendere la bellezza di 17 anni per ottenere un risarcimento di 5.000 euro, che la Corte di Strasburgo giudica però insufficiente di fronte al gravissimo ritardo giudiziario.

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