Libia – Il balletto tra golpisti e Costituzione

20140220-171802.jpgVenerdì scorso un brivido ha attraversato la Libia, quando il generale Khalifa Haftar è comparso in un filmato per annunciare lo scioglimento della Parlamento e del governo. Per fortuna quello che poteva diventare il golpe di San Valentino si è rivelato effimero come un buco nell’acqua, sebbene ora la Libia debba affrontare una sfida non meno impegnativa.

Tornando al generale Haftar bisogna precisare che la realizzazione del colpo di Stato non si prospettava particolarmente difficile, essendo ben nota l’endemica debolezza del Consiglio nazionale di transizione che regge, o meglio tenta di reggere, il paese dalla fine della guerra.
Haftar aveva però fatto male i suoi calcoli, dimenticando le divisioni che sono in seno anche all’interno dell’esercito a cui si appellava per “salvare” la patria. E infatti nessun reparto si è spinto ad appoggiare la sua cricca, che si è ritrovata nell’imbarazzante situazione di essere più vulnerabile del governo di Tripoli, consentendogli di togliere di mezzo i congiurati prima che potessero fare altri danni.
Nonostante il colossale fallimento di Haftar, in Libia rimangono ancora tutti i problemi che abbiamo elencato in articoli precedenti, tra cui la scarsa sicurezza, istituzioni di carta e una Cirenaica che sta consumando giorno dopo giorno una secessione de facto. Anche per questo l’appuntamento di oggi viene considerato importante per restituire un minimo di legittimità al potere centrale.
In queste ore si sta votando per eleggere i sessanta membri del Comitato Costituzionale che dovrà redigere la nuova Carta, da approvare in una fase successiva attraverso un referendum. Un decimo dei posti verrà riservato alle donne, mentre un altro decimo alle minoranze tuareg, toubou e amazigh, anche se il consiglio superiore di quest’ultima tribù ha fatto sapere di non voler essere coinvolta nel processo costituente.
Le divisioni che hanno piegato la rinascita libica dunque rimangono, come dimostrano anche gli attentati che hanno colpito questa mattina cinque dei diciotto seggi elettorali della città di Derna, in Cirenaica. Le esplosioni per fortuna non hanno causato vittime, ma hanno comunque sortito l’effetto di far disertare le urne a molti elettori. A questo riguardo i dati sull’affluenza non sono per nulla incoraggianti, registrando poco più di un milione di elettori rispetto ai quasi tre milioni che avevano partecipato alle elezioni parlamentari del 2012.
Inoltre non è ancora chiaro che ruolo potrebbe avere la Sharia nella base giuridica della nuova Costituzione libica. Secondo un’intervista di France 24 a Huweida Shebadi, avvocato quarantenne che concorre per uno dei sei seggi del Comitato Costituzionale riservati alle donne, oltre la metà dei libici sarebbe favorevole all’applicazione della legge coranica come fonte legislativa e in un modo che non sia “troppo generico”.
Difficile intuire che tipo di conseguenze si potrebbero avere da questo punto di vista, a cominciare dal ruolo delle donne nel paese che proprio oggi hanno visto la presentazione di un importante decreto a loro favore. Il governo starebbe infatti studiando delle compensazioni da offrire alle vittime di stupri, una forma di ritorsione che il regime di Gheddafi avrebbe usato durante la guerra civile. Se il decreto dovesse essere approvato dalle Camere, le donne coinvolte riceverebbero degli aiuti a livello psicologico e finanziario per favorire il loro reinserimento nella società. Se già sarebbe difficile garantire una tutela del genere in un paese frammentato com’è la Libia attuale, l’approvazione di una Costituzione conservatrice renderebbe questo e molto altro semplicemente impossibile.

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