Turchia – Erdogan contro tutti

20140107-182630.jpgLa vendetta del sultano non si è fatta attendere. A nemmeno due settimane da quella che i nostri media hanno ribattezzato la ‘Tangentopoli turca’, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha deciso di prendere in mano la situazione per recuperare consensi anche in vista delle presidenziali previste quest’anno.
Peccato solo che si sia mosso in modo da seminare altro caos in uno scenario politico che già nel 2013 non aveva fatto proprio faville.
Tutto è cominciato a fine dicembre, quando una serie di arresti nell’ambito di un’inchiesta su corruzione ha coinvolto i figli di alcuni ministri e direttori di banca che hanno sollevato un polverone dentro lo stesso governo. L’imbarazzo per quegli imputati eccellenti, accusati di aver intascato tangenti in cambio di appalti a grandi costruttori, aveva costretto Erdogan a mettere in pratica un importante rimpasto di governo. Tra i dicasteri sostituti c’erano ovviamente quelli appartenenti ai genitori incriminati, ovvero il ministro dell’Economia Zafer Caglayan, quello dell’Interno Muhammer Guler e quello dell’Ambiente e Urbanizzazione Erdogan Bayraktar, che comunque si erano dimessi di loro spontanea volontà.
Nonostante il rimpasto Erdogan si è messo fin da subito sulla difensiva, accusando la polizia e gli investigatori di servire una “banda criminale” che sta architettando un complotto contro di lui. Tra le prime misure intraprese per contrastare questo piano c’è stato prima il licenziamento del capo della
polizia d’Istanbul e di decine di altri ufficiali, poi la riassegnazione di oltre trecento poliziotti a nuovi incarichi. La loro unica colpa? Essere stati coinvolti nelle indagini che hanno umiliato il partito di governo AKP.
C’è però un altro bersaglio indiretto di questa campagna paranoica. Si tratta dell’influente studioso turco Fetullah Gulen, residente negli Stati Uniti e fondatore del movimento denominato Hizmet (che in turco significa ‘servizio’), il quale vanta la presenza di numerose scuole e aziende in tutto il mondo. Fino a qualche anno fa i rapporti tra Erdogan e Gulen erano tutt’altro che tesi. Quando l’AKP salì al potere una decina di anni fa, Gulen si schierò in prima linea al fianco del premier nella sua lotta contro lo strapotere dell’esercito, che si rese responsabile di svariati colpi di Stato contro gli islamisti politicamente vicini allo stesso premier.
L’idillio tra i due si è però rotto quando le proteste di Gezi Park hanno mostrato al mondo le ombre autoritarie di un paese che aspira ad essere una delle prime economie al mondo e coltiva da tanti anni il sogno di entrare nell’Unione Europea. Da allora Gulen ha iniziato a criticare il primo ministro, facendo sentire la sua voce anche in quest’ultima crisi, dove ha preso le parti degli ufficiali rimossi.
Il nuovo anno inizia così con un clima politico per Erdogan forse ancora più delicato di quello vissuto nei giorni delle proteste di Gezi Park. Allora il premier doveva far fronte ad una contestazione di chi non approvava i suoi modi autoritari, per non dire patriarcali come dimostrano le leggi contro i baci in pubblico, le soap opera, arrivando persino a far pedinare gli studenti che se ne vanno in giro tenendo per mano il proprio partner.
Ora il primo ministro deve sostenere non solo un’opposizione rigalvanizzata dagli ultimi scandali e dai suoi stessi alleati che iniziano ad avere i primi dubbi sul modello AKP. Del resto neppure l’economia, spaventata da tanta incertezza, con il deprezzamento della lira turca e il tonfo a meno 15% della Borsa pare più suffragare il buongoverno del sultano Erdogan.

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