Cina – Avorio tra superstizione e lotta al contrabbando

 

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ll Guangdong, una regione conosciuta per avere una cultura e lingua ben distinte, per le città costiere e mercantili (Hong Kong si trova proprio nel mezzo) e per essere purtroppo una delle principali porte d’accesso in Cina del mercato illegale d’avorio. 

Proprio per sfatare in parte questa brutta fama, le autorità locali hanno deciso di organizzare un cerimonia pubblica dedicata alla distruzione di oltre sei tonnellate di zanne importate clandestinamente. Un gesto per nulla scontato in un paese che resta uno dei maggiori mercati di questa merce insanguinata.

All’evento hanno partecipato anche delegazioni di altri paesi come il Regno Unito oppure il Kenya e la Tanzania, dove nonostante l’istituzione di numerose aree protette non si riesce a tener testa alla ferocia dei bracconieri. Si stima che nell’ultimo anno nella sola Tanzania siano stati uccisi almeno una trentina di pachidermi al giorno, un numero che mette in serio pericolo il circa mezzo milione di esemplari ancora presenti in Africa.

Mentre in Occidente l’avorio non gode più dell’appeal di un tempo, in Asia sono molti i paesi che per motivi soprattutto religiosi continuano a farne richiesta. C’è il caso delle Filippine, dove viene usato per realizzare statuine di Madonne o crocifissi, la Thailandia che abbonda di amuleti che secondo la religione buddista li proteggono dalla magia nera.

Abbiamo poi la Cina, patria anch’essa di una nutrita comunità buddista, dove l’avorio ha una lunga tradizione d’artigianato sacro che sopravvive ancora oggi con un numero esiguo di maestri lavoratori. Neppure i nuovi ricchi disdegnano di acquistare oggetti in avorio, sebbene lo facciano più per vantare il proprio status come si fa con l’oro o i gioielli. Per questo non manca chi sfrutta la superstizione o la vanità altrui per investire in un materiale che proprio a causa della difficile reperibilità promette, almeno a breve e medio termine, di essere molto redditizio. 

Per rendere l’idea sul peso della comunità cinese – comprendendo oltre alla Cina continentale, Hong Kong e Taiwan che da soli rappresentano il terzo e il quarto mercato mondiale – nel traffico internazionale d’avorio basti pensare che negli ultimi vent’anni vi sono stati sequestrati più di 80.000 tonnellate d’avorio, di cui una cinquantina solo nel 2013. Molto più del totale sequestrato nei paesi immediatamente sotto questa triste classifica, ovvero Thailandia, Vietnam, Filippine, Giappone, buona parte del sud-est asiatico e India. 

 

 

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