Tim Burton e Sam Raimi: quando Alice bussò alla porta di OZ

bianconiglioQuale sarà la via giusta per trovare se stessi nel cinema? Recarsi nel Paese delle Meraviglie di Burtoniana maniera o svoltare verso il mondo del grande e potente mago di OZ?
Non esiste alcun dubbio che le realtà immaginarie di Alice nel Paese delle Meraviglie e del Grande e Potente Oz siano simili, convergenti nei contenuti più profondi: due grandi registi Sam Raimi e Tim Burton, visionari e innovatori, hanno recentemente rappresentato sul grande schermo questi mondi lontani…

Il viaggio: “Un giorno una bambina salì su una mongolfiera, pardon cadde in una buca sotto un albero e finì in un vortice, in lontananza vide un mago, uno strambo personaggio, proveniente dal Kansas e prigioniero del suo stesso ciclone, i due, confusi e smarriti, si ritrovarono in un mondo fantastico, paradisiaco e assolutamente elettrizzante…

Questa potrebbe essere in fondo una sintesi fantasiosa del viaggio al centro dei film, un incontro possibile tra i protagonisti.
Senza dimenticare i due film originali Il mago di Oz (The Wizard of Oz) del 1939 diretto d Victor Fleming e Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice in Wonderland) del 1951 diretto da Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske, in questa parte sarà necessario considerare le ricostruzioni che di questi due mondi fantastici sono state costruite di recente.

Se per Tim Burton il Paese delle Meraviglie di Alice è un mondo interiore, un regno sotterraneo e nascosto, migliore e più lucente di quello reale che è fatto di convenzioni e ipocrisia, per Sam Raimi in regno di Oz è in realtà la dimensione in cui ogni uomo vorrebbe vivere, quella cioè in cui una persona può mostrare le sue qualità senza l’oppressiva presenza dei pregiudizi. Sia Alice che Oz, considerando anche Dorothy del film originale, compiono un vero e proprio percorso alla ricerca di se stessi e della loro sicurezza, solo in questi regni infatti troveranno autostima e forza, cardini per riscoprirsi e valorizzarsi.

Il risultato? La protagonista Burtoniana riuscirà a ribellarsi alla falsità del suo mondo perbenista mentre Oz rimarrà nel luogo che maggiormente l’ha saputo apprezzare e conoscere. Oz troverà così la realizzazione attraverso la capacità di essere semplicemente se stesso, un illusionista, un costruttore di sogni e un vero e proprio punto di riferimento per gli abitanti della Città di Smeraldo.
Questa città ha un colore che è simbolo della forza di volontà, la ricerca di essa rappresenta il cardine tematico ed è la vera protagonista del film.

I personaggi: questo è l’aspetto che più di ogni altro diversifica le due pellicole, queste caratterizzazioni sono controverse.

Iniziamo coi protagonisti: Mia Wasikowska (Alice Kingsley) sotto l’attenta osservazione di Tim Burton costruisce su di se un personaggio inizialmente insicuro, disagiato e volutamente “diverso”, la ragazza non riesce a inserirsi nel suo contesto sociale per evidenti lacune di personalità. Forte è il lei il richiamo a qualcosa di più vero e autentico. L’incontro con il coniglio la condurrà in un mondo dove scoprirà se stessa, la sua forza riuscendo ad esprimersi al meglio grazie alla mancanza di convenzioni che tanto la frenavano nel mondo di sopra.

Alice-in-Wonderland-tim-burton-posterJames Franco (OZ) è invece l’incompiuto, il mediocre che tende a qualcosa di più prigioniero di un disilluso sguardo con cui inganna il suo piccolo mondo “in bianco e nero”. Sam Raimi fra tutti i personaggi della pellicola è quello che sembra voler caratterizzare con più forza (noi ci avremmo visto magnificamente Johnny Depp nel ruolo) dando a lui la parte del protagonista assoluto, rilegando i personaggi secondari a caratterizzazioni più superficiali e convenzionali. In questo l’opera di Tim Burton sembra la più completa e organizzata con una regina rossa di gran lunga più efficace rispetto alle tre streghe del mondo di OZ.

Le ambientazioni: Queste fantasiose trasposizioni cinematografiche hanno in comune la più totale evasione nel gusto della rappresentazione fantastica dei due mondi. Anomali, colorati, surreali, abitati dalle più stravaganti creature. A volte la natura di queste dimensioni sembra essere quasi caricaturale (regni dove l’iperrealismo è assolutamente negato) fatta di immagini che riempiono lo sguardo dello spettatore. Luci, paesaggi e atmosfere fiabesche rappresentano la scena, a volte quasi di tipo teatrale, nella più totale libertà espressiva.

In comune? La ricerca di se stessi, la fuga da un mondo troppo stretto o convenzionale, la rinascita in una dimensione che contrasta con il mondo di provenienza e che sembra apprezzare maggiormente le qualità dei personaggi, la rappresentazione in libertà dei paesaggi e delle creature e infine il tema del viaggio in senso fisico e rappresentante un percorso interiore.

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