Rocky Balboa: la leggendaria umanità di un uomo qualunque

rocky_iii-2In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che, non sono soltanto un bullo di periferia” Rocky.

Nel 1975 un attore allora poco conosciuto, Sylvester Stallone interpretò, da un proprio soggetto, il pugile Rocky Balboa. Film a basso costo e senza pretese particolari Rocky, diretto da Jonh G. Advilsen si rivelò invece un grande successo. Vinse ben 3 Oscar come miglior film, miglior regia e miglior montaggio.

E come accade a tutti i film di grande successo commerciale si decise di trasformarlo in una saga che ha visto dare alla luce ben sei film, tutti di grande popolarità tanto da far entrare la storia di questo pugile fra i cult assoluti della storia del cinema.

Ma cosa ha permesso a questa storia di appassionare così il pubblico, quali elementi l’hanno resa così popolare?
Per comprenderlo è importante sottolineare la natura tripartita della serie.

Nella prima parte, composta dai primi due film, Rocky cerca di sconfiggere il campione del mondo Apollo Creed. Questa prima sezione può essere definita la condizione ascensionale del personaggio che supera un’estrema fase di crisi accettando una grandissima opportunità: lottare per il titolo mondiale.

Apollo Creed rappresenta, in questo inizio, non soltanto il pugile più forte ed esperto, ma è la personificazione della ricchezza e del benessere contrapposta alla povertà sia pratica che tecnica di Rocky. Lo stallone italiano supera il suo avversario, alla fine del secondo incontro, battuto non dai pugni ma dall’estrema volontà di vincere per sua moglie Adriana.

RockyIV_1La seconda fase comprende invece la terza e quarta pellicola: Rocky, ormai campione, deve compiere un ulteriore passo in avanti nella sua maturazione sia umana che professionale acquisendo in questo modo la piena consapevolezza in se stesso senza specifici punti di riferimento: la morte del suo vecchio allenatore Mickey e quella successiva di Apollo (diventano nel frattempo suo amico e suo allenatore) conducono il personaggio ad una inevitabile crescita.

Se nel terzo capitolo Clubber Lang è in realtà la metafora della paura e dell’insicurezza di Rocky, Ivan Drago è la nemesi perfetta dell’eroe americano che combatte per dimostrare la forza di una scelta, quella di essere sempre se stessi, con la consapevolezza che non esistono vie facili da percorrere, vie di fuga da se (da qui la colonna sonora No easy way out, famosissima sequenza di flashback al centro del film).

La terza parte riguarda le ultime due pellicole Rocky V e Rocky Balboa (molto lontani temporalmente l’uno dall’altro: 1990 il primo, 2006 l’ultimo film) e analizza la fase discendente del pugile e l’ulteriore crescita emotiva dell’uomo: dopo la battaglia in Russia, visti i danni neurologici riportati e truffato da un commercialista disonesto, Rocky è costretto a tornare nei sobborghi di Philadelphia perdendo tutto il patrimonio accumulato in molti anni di vittorie.

Se nel quinto film il tema dominante è il rapporto pugilato-famiglia e la sua mancata capacità nel discernere le sue “vittorie”, incarnate dal giovane Tommy Gunn che egli allena e la vita reale, nel sesto film uno stallone italiano ormai invecchiato, vedovo per la morte di Adriana, proprietario di un ristorante a lei dedicato, si rimette in discussione sfidando un giovanotto campione del mondo, Mason Dixon. Rocky, nonostante la lunga inattività, riuscirà a fronteggiare con dignità il giovane pugile e con la solita determinazione dimostrerà di avere ancora il cuore e la volontà di una volta.

Elemento interessante di quest’ ultima porzione di storia è proprio la diversità degli avversari: se Gunn rappresentava una gioventù corrotta, ben lontana dai sani principi e poco disposta ad aspettare per emergere, Mason Dixon è il campione che, confrontandosi con un uomo imbattuto e dal grande cuore, riesce ad imparare cosa significhi fare 15 round contro un avversario che non indietreggia di un passo. C’è quindi una dimensione pedagogica per la gioventù stessa.

RockyIn ultima analisi sono due gli elementi portanti che sorreggono umanamente il personaggio: il cuore e l’amore per sua moglie. Desiderata, conquistata e posta a fulcro emotivo di tutta la serie, Adriana rappresenta un amore puro, incontaminato, forse a tratti troppo idealizzato ma senz’altro elemento appassionante e positivo per il pubblico.

Adriana è in questo senso l’anima di Rocky, è la sua coscienza e la sua consapevolezza. La felicità non dipende dai soldi e dal successo ma dai sacrifici, dal cuore e dalla volontà di vincere, non per mettere l’avversario (la vita) knock-out, ma per resistere ai suoi colpi e: “.. fare un altro round..”.

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