1985, Robert Zemeckis incontrò Steven Spielberg: Ritorno al Futuro

Ritorno al futuro2Se i miei calcoli sono esatti, quando questo aggeggio toccherà le 88 miglia orarie ne vedremo delle belle, Marty” Emmett Brown.

Quante volte vedendo e rivedendo Ritorno al Futuro ci saremo chiesti quale è stata la ragione di questo successo straordinario, quale il segreto di un film che ha appassionato e appassiona ancora nonostante siano trascorsi 29 anni dal suo debutto sullo schermo?

La risposta è complessa ma allo stesso tempo abbastanza evidente: ciò che ha reso la pellicola capace di divertire almeno tre generazioni di ragazzi è il risultato dell’incontro artistico tra il regista Robert Zemeckis e un genio del cinema di fama internazionale: Steven Spielberg.

La forza creatrice del regista dello Squalo, al servizio della fantasia di Zemeckis, ha creato qualcosa che basa la sua efficacia sulla casualità dei personaggi inseriti in un contesto straordinario.

In quasi tutti i film di Spielberg, ad esempio ET, è al teenager qualunque che il destino fa capitare il fatidico incontro con l’alieno. Questa idea torna in Ritorno al Futuro: un ragazzo anni ’80 qualunque vive un esperienza unica trovandosi catapultano 30 anni indietro nel tempo.

Questo permette un avvicinamento esponenziale alla fantasia delle persone comuni. Il processo di immedesimazione risulta maggiormente qualitativo e coinvolgente appassionando di fatto il pubblico che ha amato anche i due sequel successivi.

C’è inoltre un elemento comune alle due esperienze: entrambi iDe lorean registi ambientano le proprie storie in cittadine molto piccole, creando un clima appartato e famigliare in cui vivere tutte le sensazioni legate al film. C’è un clima di intimità e di riservatezza, un guscio protettivo in cui rifugiarsi per sognare. E’ presente inoltre una voluta fusione di tre diversi elementi: fantascienza, comicità e fantasia, il tutto unito da uno sguardo sbarazzino che rende la storia lineare e affascinante anche grazie alle splendide atmosfere create dalle musiche di Alan Silvestri.

Se per quanto riguarda la macchina del tempo inizialmente si era pensato ad un frigorifero, la scelta dell’automobile fu condivisa anche da Spielberg che vedeva nell’auto il simbolo di libertà ed emancipazione che avrebbe contribuito ad identificare un periodo. Era insomma la proiezione e la continuazione di Marty Mc Fly.

Ritorno al Futuro è un film sul tempo ma è di fatto fuori da esso, sembra sospeso in una non ben determinata dimensione spazio-temporale e questo ne giustifica il successo anche oggi. Stilisticamente fu una trovata geniale: inventare completamente una città senza dare nessun punto di riferimento sulla realtà circostante, questo ha posto questa storia sospesa e accessibile a qualsiasi generazione presente e futura.

Come nel film Lo Squalo l’eroe è la persona comune, l’uomo che non ti aspetti: in questo caso (e qui entra a pieno merito Zemeckis) il dualismo dottore – adolescente crea una variegata sequenza di situazioni che rendono i due personaggi coprotagonisti, entrambi uniti dalla forza simbolica dell’automobile. È dunque una specie di altra dimensione nella quale immergersi e confrontarsi.

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