Brasile, Argentina, Cuba – Putin guarda verso sud

20140717-180058-64858842.jpgLo scorso novembre in un discorso all’Organizzazione degli Stati americani, il segretario di Stato John Kerry dichiarò ufficialmente la fine della dottrina Monroe, ossia l’influenza predominante degli Stati Uniti sull’emisfero occidentale. Con quelle parole Kerry, che non è nuovo ad affermazioni malinconiche del genere, ha semplicemente riconosciuto una situazione divenuta ormai impossibile da smentire alla prova dei fatti.
Dai sogni chavisti all’ascesa di Brasile ed Argentina, dal moltiplicarsi di alleanze regionali che tengono rigorosamente fuori Washington ai sempre più massicci investimenti cinesi nell’area sono solo alcuni degli elementi che dimostrano come il vecchio ‘cortile’ avesse iniziato da tempo a muoversi da solo. Guardando all’occorrenza a nuovi partner per costruire un nuovo equilibrio che favorisca entrambi a danno di quelli vecchi. Per un paese in cerca di una nuova collocazione come la Russia non ci potrebbe essere occasione migliore.

Approfittando del passaggio di consegne tra l’attuale Mondiale di calcio brasiliano e il prossimo del 2018 in Russia, il presidente Vladimir Putin ha intrapreso un lungo viaggio in America Latina della durata di una settimana. Le mete principali del tour sono state Cuba, Argentina e Brasile, con una tappa a sorpresa in Nicaragua, tutti paesi che in un modo o nell’altro hanno delle importanti carte da giocare nel futuro della regione latinoamericana.
Su Cuba è risaputa la lunga alleanza che lega L’Avana e Mosca, sebbene dopo la fine della guerra fredda ci sia stato un raffreddamento non poco rilevante che ha spostato temporaneamente l’attenzione dei fratelli Castro verso il Venezuela di Chavez, che li ha aiutati a tessere nuovi rapporti con il resto del continente. La profonda crisi del sistema politico di Caracas seguita alla morte di Chavez ha privato l’isola di un’importante alleato, senza contare che lo stesso regime cubano sta attraversano una delicata transizione interna dall’esito molto incerto.
Nella sua visita di venerdì scorso la Russia ha provato a facilitare la vita ai cubani condonando quasi tutto il debito che avevano contratto in epoca sovietica, portando inoltre alla firma di accordi di collaborazione energetica, industriale e soprattutto dei trasporti, tra cui la modernizzazione dello strategico porto di Mariel. Tutto questo allo scopo di rendere Cuba un futuro snodo dei traffici interoceanici, il che necessita l’approfondimento dei suoi rapporti con i paesi centroamericani come Panama, dove si sta lavorando per allargare l’omonimo canale che collega Atlantico e Pacifico.
Esiste però un altro paese importante a questo fine, ossia la tappa a sorpresa di Putin: il Nicaragua di Daniel Ortega. Qui si sta per realizzare infatti un canale simile a quello di Panama, che è stato studiato appositamente per consentire il passaggio di navi dall’elevato tonnellaggio, un requisito fondamentale per accrescere il traffico di merci in questa zona. Ovviamente anche la Russia sostiene il futuro canale del Nicaragua, con cui ha già siglato diversi accordi economici ed è anche uno dei pochi paesi che ha ufficialmente riconosciuto le repubbliche dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud che si sono separate dalla Georgia dopo la guerra-lampo del 2008.
Dopo la breve visita nel paese centroamericano è stata la volta dell’Argentina di Cristina Kirchner, un’incontro al quale ha partecipato anche il presidente uruguaiano José Mujica, che sarebbe riuscito a strappare il coinvolgimento di Putin per la futura costruzione di un porto in acque profonde a Rocha. Con l’Argentina invece sono stati raggiunti degli accordi di tipo nucleare che vedranno il contributo dell’azienda russa Rosatom per la realizzazione dell’impianto Atucha 3, ad un centinaio di chilometri da Buenos Aires.
L’interesse della Kirchner per Putin verte però anche su altre questioni. Prima di tutto c’è un’affinità ideologica nel nazionalismo che accomuna il caso della Crimea e quello delle Isole Falkland/Malvinas. Mentre Putin è riuscito grazie ad un referendum a riprendere possesso della penisola, il voto delle isole contese tra Argentina e Regno Unito ha sancito il fallimento di un tasto su cui la presidente argentina aveva battuto molto per recuperare consensi, perché qui gli isolani hanno scelto invece di rimanere sotto sovranità britannica con una maggioranza quasi totale. Chissà che con la Russia al proprio fianco non si possa rimettere la faccenda in questione.
Il secondo punto che interessa parecchio Buenos Aires è qualcosa che si è concretizzato con la successiva visita di Putin in Brasile, ovvero la fondazione dei lungamente annunciati organismi bancari a guida BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che sono stati presentati martedì durante il loro sesto vertice nella città brasiliana di Fortaleza. Oltre alla Banca di Sviluppo con sede a Shanghai, che avrà un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari destinati a progetti comuni, è stato creato anche un Fondo di Riserva con una capacità di ben 100 miliardi che garantirà ai suoi beneficiari dei capitali per proteggersi dagli attacchi speculativi o intervenire sui loro debiti, uno strumento a cui l’Argentina in odore di nuovo default guarda con enorme interesse dopo la brutta esperienza con il Fondo Monetario Internazionale.
Resta infine il Brasile, aspirante leader regionale che ha subito la recente delusione nel Mondiale, sebbene non ai livelli della tragedia del Maracanà (1950), quando un’inaspettata sconfitta contro l’Uruguay portò molti brasiliani al suicidio. Oltre al cambio della guardia sportivo, i due presidenti hanno parlato di approfondire la collaborazione tra Unione Euroasiatica e Mercosur, l’associazione che riunisce Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay e Paraguay, che al momento è sospeso per questioni politiche interne. Altri accordi riguardano la cooperazione nei settori industriali e ad alta tecnologia e l’obiettivo ultimo di alzare il livello di scambio tra Mosca e Brasilia da cinque a dieci miliardi di dollari all’anno.
Una bazzecola se confrontata ai 90 miliardi di dollari di scambio tra Brasile e Cina. La differenza la dice tutta sulla maggiore penetrazione della Cina nel continente sudamericano, dove gioca in vantaggio anche per la forte penetrazione dei paesi dell’Alleanza del Pacifico (Messico, Colombia, Perù e Cile), dove la Russia è ancora più debole. Riuscirà quest’ultima a mantenere la pazienza di guadagnare terreno in America Latina o la frustrazione di essere rimasta così indietro finirà per guastare l’amicizia appena risuggellata con i cinesi? I giochi sono appena agli inizi.

Foto Firstbiz

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...