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Dumbo: la sublime e raffinata ricerca dell’integrazione

Cosa rende Dumbo un film eccezionale? Un film di grande sensibilità e raffinatezza? Tim Burton ritorna alla regia e lo fa con uno dei classici più antichi di casa Disney!

Chi conosce un poco la cinematografia del regista di Burbank sa per certo che la storia di Dumbo sembra essere perfetta per le caratteristiche stilistiche oltre che tematiche dei suoi film: l’emarginazione e i tentativi di integrazione sono infatti da sempre perno centrale del suo credo cinematografico.

E quale storia migliore se non quella di un piccolo elefante nato con delle orecchie gigantesche più simili ad ali? Dumbo è un film che racconta le emozioni di un piccolo emarginato, un “diverso” per la società, deriso per le sue caratteristiche fisiche.

Ma cosa fa volare questo elefante? Le sue enormi orecchie o la sua voglia di tornare dalla sua mamma superando le avversità? La risposta è gia inserita nella domanda: Dumbo vola, riesce a superare tutti i suoi limiti, lo fa grazie all’aiuto di due bambini, gli unici che riescono immediatamente a capire le potenzialità delle sue emozioni guardando in modo più approfondito. Sono infatti quelle a farlo volare, molto più delle sue orecchie.

Il tema del riscatto sociale, dei pericoli della fama e il tema dell’avidità umana che alla fine si ritorce contro coloro i quali ne fanno una regola di vita sono tutti contenuti in questo film. Tim Burton ritorna in maniera egregia con un film divertente, sensibile, attraente per i più piccoli, ma dalle tematiche adatte alla riflessione di un pubblico adulto.  E lo fa attraverso un cast di fedellissimi: un grande Denny De Vito, Michael Keaton ai quali si aggiungono Eva Green e  Colin Farrell.

 

 

 

Miss Peregrine: un Tim Burton a metà

1b6ed_miss-peregrine-la-casa-dei-ragazzi-speciali-nuovo-trailer-italiano-e-locandine-del-film-di-tim-burton-9Miss Peregrine, questa volta un Tim Burton a metà. Ecco la sensazione rispetto all’ultima opera del regista di Burbank.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine del 2011 scritto da Ransom Riggs è il romanzo da cui è tratto il film che funziona solo nella prima parte. Le vie dell’inconscio, dell’emarginazione e della mente sono percorse da Burton con la solita maestria e intelligenza ma finiscono  per perdersi in un sentiero più commerciale. Questo finisce per creare un senso di superficialità e approssimazione che di fatto rovina l’atmosfera.

La storia è interessante e magistralmente raccontata fin quando mantiene quella sorta di mistero che la pone in una posizione a metà tra sogno e realtà, tra conscio e inconscio.  Eva Green e Samuel L.Jackson sono le star indiscusse ma anche loro sembrano perdersi nella fretta del finale. E questo è un altro difetto: avviene un’accelerata troppo repentina al ritmo, questo da vita ad un senso di smarrimento e ad una sommaria comprensione della storia. Il grande Tim ci ha insomma abituato a film migliori ma non perdete questa pellicola. Una doppia visione potrebbe far apprezzare le tante sfaccettature: la via infinita dell’eterno emarginato è appena cominciata …

 

 

 

Frankenweenie: un ritorno alle origini

frankenweenie2Quando lo concepì originariamente lo pensò così, in Stop-Motion, ma a causa dei limiti imposti a quel tempo dal denaro da investire ne fece un cortometraggio in live action.

Victor Frankenstein, un bambino apparentemente spaesato e introverso riporta in vita il suo compagno di giochi Sparky, un graziosissimo bull terrier devoto e affettuoso che muore accidentalmente investito da un’auto. Questo importante esperimento e la scoperta dell’immortalità attrarrà un gruppo di compagni di classe che tra sgomento, spavento e curiosità cercheranno di imitare il visionario genietto… ma il risultato non sarà così mostruosamente positivo.

L’energia, l’entusiasmo di Sparky in contrapposizione all’avidità e al banale conformismo: tutto questo è Franknenweenie, un clamoroso percorso all’indietro che Tim Burton fa compiendo un viaggio alle origini della sua creatività. Innanzitutto una tecnica a lui congeniale fatta di modellini e ricostruzioni in studio attraverso la quale si può sperimentare realmente la “creazione” della vita stessa. Continua a leggere Frankenweenie: un ritorno alle origini

Tim Burton: La Fatata Malinconia della Fiaba Gotica

202450945719946185_8ECHMeDQ_bDa quando nel 1895 i fratelli Lumière inventarono il cinematografo, la letteratura ha ripetutamente rappresentato un’eccezionale fonte di ispirazione per la cinematografia. Questi due codici espressivi, nella loro concezione romantica ed espressionista di mondi fantastici e universi tangenti, rappresentano, grazie a due autori come E.A. Poe e Tim Burton la testimonianza più diretta di come nell’arte sia fondamentale l’occhio, l’intelletto, la personalità e il cuore dell’autore, di come insomma la soggettività e l’interiorità appartengano alla sfera creativa. Continua a leggere Tim Burton: La Fatata Malinconia della Fiaba Gotica

Tim Burton e Alice: un incredibile viaggio della mente

tim-burton-e-mia-wasikowskaL’ espressionismo non deriva da un gusto spiccato per le forme bizzarre, ma corrisponde piuttosto al bisogno d’interiorizzazione e d’evasione che risale all’infanzia: l’idea di avere un luogo tutto per sé, anche malsano….L’ espressionismo è una componente dell’ universo di Batman, con questa città che viene mostrata sempre di notte, come se ci si ritrovasse nella testa di qualcuno. Questo, per me, è l’ espressionismo: l’ idea di un mondo interiore, di un’ arena dove brancolano degli uomini-animali”. Tim Burton.

E’ in questa affermazione Burtoniana di qualche anno fa che è contenuta l’ essenza del suo immaginario: potremmo definirlo anti-culturale, pensiero controcorrente e dissacrante, rappresentante un mondo interiore. E’ un universo ossessivo che genera opere e idee che vengono da lui stesso definite una sorta di ricerca, di psicoterapia. Il suo film: “Alice nel paese delle meraviglie” può, ad esempio, essere analizzato solo attraverso la comparazione con questa idea di espressionismo.

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