Archivi categoria: Africa

Libia – Il fantasma di sabbia

libiaA quasi tre anni dalla morte del sanguinario Gheddaffi non si ferma la decomposizione della Libia come stato. Dopo la fuga in massa degli ambasciatori da Tripoli è stata la volta del governo, che ha spostato tutti gli uffici e ministeri nella città orientale di Tobruk, ricordata ai più per esser stata assediata nella seconda guerra mondiale dal celebre generale tedesco Erwin Rommel.

Oggi non c’è più la svastica o i panzer a minacciare questa città, ma una galassia di miliziani che con le loro mitragliatrici, razzi e pick up hanno lentamente ma inesorabilmente tolto il tappeto da sotto i piedi delle autorità libiche. E la sfida da combattere per quest’ultime diventa ogni giorno più insormontabile. Continua a leggere Libia – Il fantasma di sabbia

Africa – Obama sogna la riscossa

20140806-164839-60519840.jpg50 leader africani, 14 miliardi di investimenti e tante belle speranze. Questi i dati del più grande vertice tra Stati Uniti e il continente africano che si è mai avuto nella storia dei rapporti tra due realtà lontane non soltanto dal punto di vista geografico.
Troppe le differenze a livello economico, sociale e culturali che l’America ha spesso trascurato per concentrarsi, sulla scia di altri paesi occidentali, a garantirsi l’approvvigionamento di risorse o esclusivamente i suoi interessi.
Adesso che si fa largo la consapevolezza che l’Africa potrebbe diventare il grande mercato di domani, ma anche un luogo cruciale per la sicurezza mondiale, un presidente americano di origini keniote (Barack Obama) cerca di rimediare agli errori del passato invitando decine di capi di Stato per aprire una nuova fase. Basterà alzare un calice alla Casa Bianca e qualche stretta di mano per recuperare il terreno perduto? Continua a leggere Africa – Obama sogna la riscossa

Libia – Guerra tra bande

20140729-165049-60649897.jpgTripoli è in fiamme. Ieri un deposito di carburante di Tripoli ha preso fuoco e i pompieri sarebbero riusciti a spegnerlo in tempo se i combattimenti delle vicinanze non li avessero costretti a ritirarsi, mentre l’incendio si propagava ad un altra cisterna rendendo la situazione un incontrollabile rischio ambientale. La Libia è in fiamme. L’elezione del nuovo Parlamento sembrava potesse dare nuova legittimità alle deboli istituzioni di Tripoli, ma l’implacabile guerra di fazione ha rapidamente smorzato ogni entusiasmo e avvicinato la minaccia di uno smembramento del paese.
Le situazioni descritte sopra sono solo apparentemente diverse, ma hanno in comune due elementi che hanno accompagnato la Libia del dopo-Gheddafi come una maledizione: l’illusione che le cose potessero normalizzarsi prima o poi e il momento in cui essa deve fare i conti con delle milizie che stanno prendendo il sopravvento in un paese che non è mai rinato. Inutile semplificare tutto nell’ennesimo scontro tra islamisti e democratici. Sarebbe meglio parlare di una guerra tra bande di predoni. Continua a leggere Libia – Guerra tra bande

Repubblica Centrafricana – Una pace mutilata

20140725-172446-62686469.jpgDall’incertezza dei negoziati di Gaza a quelli nel cuore dell’Africa. Dopo oltre un anno di guerra civile nella Repubblica Centrafricana è arrivato finalmente un primo accordo per fermare la violenza endemica nel paese. O quasi. Ieri nella capitale del Congo Brazzaville – che prende il nome dall’esploratore italiano Pietro Paolo Savorgnan di Brazzà e ha visto pochi giorni fa la visita dell’attuale premier Renzi – si sono riuniti infatti più di duecento rappresentanti delle opposte fazioni per trovare un punto d’intesa nella guerra che oppone da un lato la maggioranza cristiana e dall’altro i guerriglieri islamisti di Séleka.
Guardando meglio l’accordo emerge tuttavia come esso, a parte l’impegno a deporre le armi per entrambe le fazioni, non entri troppo nel dettaglio su quanto dovrà succedere da qui al prossimo anno, quando ci saranno le elezioni politiche che daranno un nuovo governo legittimo al paese. Basterà questa prima stretta di mano a placare gli animi o i troppi buchi che si lascia dietro sono destinati a cancellare l’accordo come se fosse stato scritto sulla sabbia? Continua a leggere Repubblica Centrafricana – Una pace mutilata

Kenya – Un weekend di terrore

20140707-173043-63043325.jpgTrenta morti. Questo è il prezzo pagato dal Kenya nella serie di attacchi che lo scorso fine settimana hanno colpito varie località costiere del paese, tra cui il villaggio di Hindi e quello di Gamba. A Mombasa, più a sud, invece una turista di origine russa è stata aggredita da un gruppo armato mentre visitava un antico forte portoghese ed è morta successivamente in ospedale a causa delle ferite riportate.
Il governo e le forze di sicurezza puntano ancora una volta il dito contro gruppi politici locali, come il Consiglio Repubblicano di Mombasa, un movimento politico che rivendica l’indipendenza della costa dal resto del Kenya perché considera nulli i trattati che in piena decolonizzazione sancirono l’annessione di questi territori al governo di Nairobi. I fatti però di nuovo indicano come i responsabili potrebbero essere da cercare altrove. Continua a leggere Kenya – Un weekend di terrore

Kenya – La dura partita con al-Shabaab

20140617-182918-66558574.jpgMentre l’avanzata dell’ISIS in Iraq prosegue in modo sempre più feroce – agghiaccianti le immagini di esecuzioni di massa da parte dei miliziani che ricordano le deportazioni dei momenti più bui del Novecento – in un altro continente il terrorismo ha scatenato una guerra a prima vista meno intensa, ma con un prezzo di sangue che non ha nulla da invidiare alla carneficina che sta avvenendo nel cuore del Medio Oriente.
In soli due giorni due attacchi terroristici nella zona di Mpeketoni, una città costiera del Kenya occidentale, hanno causato poco meno di 60 morti, in prevalenza membri del forze dell’ordine e fedeli della maggioranza cristiana. Secondo il presidente Uhuru Kenyatta i responsabili della strage sarebbero delle non meglio precisate “reti politiche locali”, ma ben pochi hanno dubbi sul fatto che il vero mandante sia il gruppo fondamentalista islamico di origine somala al-Shabaab. Continua a leggere Kenya – La dura partita con al-Shabaab

Egitto – Il trionfo dimezzato

20140530-162544-59144637.jpgSecondo gli osservatori dell’Unione Europea, il voto alle presidenziali egiziane che si è svolto questa settimana è stato “libero e democratico”. Difficile crederlo con un vincitore, il generale Abdel Fattah al-Sisi, che ha ottenuto una percentuale superiore al 93%, un numero degno da regime dispotico.
Nonostante la vittoria di al-Sisi fosse annunciata da settimane, addirittura da prima che si candidasse ufficialmente, il risultato solleva più di qualche dubbio sullo stato di salute della politica egiziana. A questo riguardo c’è un altro dato molto preoccupante, che potrebbe compromettere già in partenza la legittimità del nuovo presidente: sebbene i giorni per votare alla fine siano stati tre invece che due, l’affluenza alle urne non avrebbe raggiunto nemmeno il 50%. Continua a leggere Egitto – Il trionfo dimezzato

Libia – Haftar ci riprova

20140519-184708-67628947.jpgTre mesi dopo un golpe che era apparso a molti come una mezza pagliacciata, il generale libico Khalifa Haftar è tornato in azione per “salvare il suo paese” dalla minaccia degli islamisti. Questa volta invece di limitarsi a fare un annuncio con un video, Haftar – un ex generale di Gheddafi abbandonato dal colonnello durante la guerra con il Ciad negli anni ottanta – ha deciso di fare le cose davvero in grande. Venerdì scorso i suoi seguaci hanno lanciato infatti una vera e propria offensiva militare a Bengasi, dove hanno seminato panico e distruzione con ogni tipo di mezzi, compresi i bombardamenti aerei.
L’entità di un assalto del genere conferma ancora una volta le difficoltà di uno Stato che a tre anni dalla caduta di Gheddafi ha ceduto il posto ad una brutale lotta per la sopravvivenza, esattamente come succede in Siria, ma con l’aggravante che qui il governo è assolutamente incapace di organizzarsi come l’efficiente (quanto spietato) apparato repressivo del clan Assad.

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Tunisia – La nuova Costituzione, un modello per le democratizzazioni arabe?

20140508-205205.jpg“Fatta la Costituzione, ora bisogna applicarla”. Questa parafrasi della celebre frase di Massimo d’Azeglio sugli italiani citata dall’ex ambasciatore d’Italia in Tunisia, Pietro Benassi, descrive molto bene la situazione del processo costituente in Tunisia, paese che rispetto ai contesti più problematici dell’area sembra aver imboccato una transizione più stabile dalle rivolte del 2010-11.
Può questo apparente successo essere considerato un modello per gli altri paesi arabi? È la domanda principale dell’incontro “La nuova Costituzione in Tunisia: modello per le democratizzazioni arabe” organizzato dall’ISPI e dalla Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio. Ospite d’eccezione la Vicepresidente dell’Assemblea costituente tunisina, Meherzia Labidi.

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Sud Sudan, Etiopia – Kerry vola (basso) in Africa

Congo KerryMentre i genitori delle studentesse rapite in Nigeria continuano a disperarsi per il governo di Abuja che brancola nel buio (o arresta chi lo critica troppo rumorosamente), il segretario di Stato americano John Kerry interviene sulla questione con parole solenni: “Faremo tutto il possibile, perché è la nostra responsabilità e la responsabilità del mondo”.
Certo sentirlo ad oltre 4000 chilometri di distanza non è la stessa cosa che farlo sul posto, perché Kerry ha parlato dalla lontana capitale etiope di Addis Abeba, dove ha iniziato il suo lungo tour in Africa. Il viaggio segue di poco quello del presidente Obama in Estremo Oriente, sebbene la scelta dei paesi interessati (Etiopia, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e Angola) sembra caratterizzarlo in maniera molto meno ambiziosa. Soprattutto perché i funzionari americani hanno toccato solo in modo indiretto gli scenari più problematici della regione, con l’unica eccezione del Sud Sudan.

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