Archivi categoria: Approfondimenti

Prometheus, il caos nell’universo di Alien

regina3Sarà ambientato nel 2085, circa trenta anni prima del film originale con Sigourney Weaver, nei panni dell’eroina Ellen Ripley. Fondamentalmente si tratta di uscire e chiedersi: “Chi diavolo era quel Space Jockey?”… il ragazzo che era seduto sulla sedia del veicolo alieno – c’era un tipo gigante seduto sopra a quello che sembrava essere un attrezzo tecnologico o la sedia di un astronomo. Lo ricordate?” Ridley Scott.

Nello spazio nessuno può sentirti urlare…sicuri?…forse qualcun’altro c’è..“.

Prometheus è puro caos. In questa sede non ci sarà soltanto un accenno alla riuscita o meno del progetto ma un tentativo di risposta a quesiti non risolti del tutto.

Il primo fattore di discussione è se il film sia o non sia un prequel del primo Alien: per aiutarvi a dare risposta a questa domanda evidenzierei la prima foto di questo articolo che non è casuale: rappresenta un elemento che nel film è assolutamente sottovalutato, un bassorilievo raffigurante una regina aliena di Xenomorfo (lo straordinario alieno fu opera nel 1979 di Hans Ruedi Giger e dei suoi magnifici effetti visivi). Continua a leggere Prometheus, il caos nell’universo di Alien

Tim Burton: La Fatata Malinconia della Fiaba Gotica

202450945719946185_8ECHMeDQ_bDa quando nel 1895 i fratelli Lumière inventarono il cinematografo, la letteratura ha ripetutamente rappresentato un’eccezionale fonte di ispirazione per la cinematografia. Questi due codici espressivi, nella loro concezione romantica ed espressionista di mondi fantastici e universi tangenti, rappresentano, grazie a due autori come E.A. Poe e Tim Burton la testimonianza più diretta di come nell’arte sia fondamentale l’occhio, l’intelletto, la personalità e il cuore dell’autore, di come insomma la soggettività e l’interiorità appartengano alla sfera creativa. Continua a leggere Tim Burton: La Fatata Malinconia della Fiaba Gotica

La maschera del male

Freddy3Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l’immagine e l’allegoria perfino dell’odio. (…) Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà ….la vita” e la “verità” non possono coesistere, perché se la verità della vita dell’individuo è nel suo essere strumento della conservazione della specie, l’individuo per vivere deve illudersi, indossando quella maschera che chiama “Io”, e quindi fuoriuscire dalla verità della sua vita…” Nietzsche/Schopenhauer

Se pensiamo un momento al cinema horror degli ultimi 30 anni e lo associamo al genere thriller italiano ci accorgiamo immediatamente di un particolare: la definizione stilistica del male e della sua impersonificazione è assai differente: il “cattivo” e la sua “pittorica riproduzione” cambia a seconda della cultura da cui è prodotta senza standardizzazioni prevedibili o apparentemente ovvie.

Lo strumento di delineazione del malvagio più diffusamente utilizzato è senza alcun dubbio la maschera (incerta l’origine del termine: una prima ipotesi la vorrebbe di origine preindoeuropea, da masca cioè fuliggine, fantasma nero). Questo stratagemma ha permesso dunque una vera e propria estetizzazione della violenza composta da un macro universo di segni riconoscibili di cui la maschera è certamente il capostipite assoluto. Continua a leggere La maschera del male

L’Era Glaciale: l’incredibile storia di ognuno di noi

scratTra tutte le saghe a cartoni animati dell’ultimo decennio è certamente L’Era Glaciale quella più interessante e rilevante: la storia è un’intelligente metafora della nostra vita. Questa serie, giunta ormai al quarto capitolo raccoglie in se alcune delle peculiarità dei rapporti umani vissuti da una prospettiva cinicamente adulta. Continua a leggere L’Era Glaciale: l’incredibile storia di ognuno di noi

1985, Robert Zemeckis incontrò Steven Spielberg: Ritorno al Futuro

Ritorno al futuro2Se i miei calcoli sono esatti, quando questo aggeggio toccherà le 88 miglia orarie ne vedremo delle belle, Marty” Emmett Brown.

Quante volte vedendo e rivedendo Ritorno al Futuro ci saremo chiesti quale è stata la ragione di questo successo straordinario, quale il segreto di un film che ha appassionato e appassiona ancora nonostante siano trascorsi 29 anni dal suo debutto sullo schermo?

La risposta è complessa ma allo stesso tempo abbastanza evidente: ciò che ha reso la pellicola capace di divertire almeno tre generazioni di ragazzi è il risultato dell’incontro artistico tra il regista Robert Zemeckis e un genio del cinema di fama internazionale: Steven Spielberg. Continua a leggere 1985, Robert Zemeckis incontrò Steven Spielberg: Ritorno al Futuro

James Cameron: il surrealismo tecnologico

AliensIl film deve far pensare e riflettere, ma le sovrastrutture intellettuali non devono mai sovrapporsi o occultare l’esperienza del piacere, l’impatto di catarsi quasi viscerale con quello che si guarda e che riappropria lo spettatore di un ruolo attivo di immaginazione, sperimentazione, creazione di significati…” James Cameron

Quando nel 1989 uscì nelle sale il film The Abyss diretto da James Cameron nessuno si sarebbe aspettato che il suo più grande capolavoro trovasse un così poco appoggio da parte del pubblico. La critica stroncò la pellicola definendola troppo celebrale, troppo surreale. Certamente è il più visionario e il più coraggioso, successivo ad altri due capolavori quali Terminator (1984) e Aliens (1986). Continua a leggere James Cameron: il surrealismo tecnologico

Tim Burton e Alice: un incredibile viaggio della mente

tim-burton-e-mia-wasikowskaL’ espressionismo non deriva da un gusto spiccato per le forme bizzarre, ma corrisponde piuttosto al bisogno d’interiorizzazione e d’evasione che risale all’infanzia: l’idea di avere un luogo tutto per sé, anche malsano….L’ espressionismo è una componente dell’ universo di Batman, con questa città che viene mostrata sempre di notte, come se ci si ritrovasse nella testa di qualcuno. Questo, per me, è l’ espressionismo: l’ idea di un mondo interiore, di un’ arena dove brancolano degli uomini-animali”. Tim Burton.

E’ in questa affermazione Burtoniana di qualche anno fa che è contenuta l’ essenza del suo immaginario: potremmo definirlo anti-culturale, pensiero controcorrente e dissacrante, rappresentante un mondo interiore. E’ un universo ossessivo che genera opere e idee che vengono da lui stesso definite una sorta di ricerca, di psicoterapia. Il suo film: “Alice nel paese delle meraviglie” può, ad esempio, essere analizzato solo attraverso la comparazione con questa idea di espressionismo.

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Rocky Balboa: la leggendaria umanità di un uomo qualunque

rocky_iii-2In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che, non sono soltanto un bullo di periferia” Rocky.

Nel 1975 un attore allora poco conosciuto, Sylvester Stallone interpretò, da un proprio soggetto, il pugile Rocky Balboa. Film a basso costo e senza pretese particolari Rocky, diretto da Jonh G. Advilsen si rivelò invece un grande successo. Vinse ben 3 Oscar come miglior film, miglior regia e miglior montaggio.

E come accade a tutti i film di grande successo commerciale si decise di trasformarlo in una saga che ha visto dare alla luce ben sei film, tutti di grande popolarità tanto da far entrare la storia di questo pugile fra i cult assoluti della storia del cinema.

Ma cosa ha permesso a questa storia di appassionare così il pubblico, quali elementi l’hanno resa così popolare?
Per comprenderlo è importante sottolineare la natura tripartita della serie. Continua a leggere Rocky Balboa: la leggendaria umanità di un uomo qualunque

Pacific Rim, l’indomabilità umana contro la violenza allo stato puro

pacific rim3La macchina esalterà lo spirito indomabile dell’uomo… quando sei in un Jaeger potrai sfidare qualsiasi cosa, dalla tempesta all’apocalisse…e potrai vincere.

La nostra unicità nell’universo è raccontata in Pacific Rim, il film di Guillermo Del Toro uscito nelle sale l’11 luglio 2013.

Il film esprime da subito una certa sensibilità e una linea autoriale precisa dettata dal suo regista, pur mantenendo toni epici e apocalittici di grande maestosità. In un futuro dove la Terra è sotto attacco, dove alieni provenienti da un’altra dimensione inviano i Kaiju per portare morte e distruzione ci sarà una sola via di salvezza per gli uomini: costruire dei grandi robot giganteschi: i Jaegers. Continua a leggere Pacific Rim, l’indomabilità umana contro la violenza allo stato puro