Turchia – Il funambolo del deserto

Putin ErdoganDopo i tragici attentati di Parigi del 13 novembre la comunità internazionale sembrava aver ritrovato contro lo Stato Islamico (conosciuto anche come Daesh) una sintonia che si credeva ormai perduta. In particolare la Francia e la Russia avevano annunciato una qualche forma di collaborazione negli attacchi in Siria e in Iraq, aiutando a ricomporre quegli interessi regionali che hanno contribuito non poco alla disintegrazione del Medio Oriente.

Oggi tuttavia come un fulmine a ciel sereno arriva una notizia che scompiglia per l’ennesima volta le carte sul tavolo. Due F-16 turchi hanno abbattuto un caccia Su-24 russo nei pressi del confine siriano. Il bilancio parlerebbe dei due piloti morti, i quali non avrebbero avuto la peggio durante l’impatto ma sarebbero stati uccisi dai ribelli anti-Assad mentre si mettevano in salvo col paracadute.

La faccenda è di per sé gravida di pericolose conseguenze. Prima di tutto la Turchia è membro di quella stessa NATO che a causa della “congelata” crisi ucraina è già da tempo ai ferri corti con Mosca. E proprio per affrontare la delicata questione l’Alleanza Atlantica ha convocato per oggi una riunione d’emergenza.

Il presidente russo Vladimir Putin dal canto suo ha parlato di una “pugnalata alle spalle” e di non meglio precisate “conseguenze tragiche” che vista la gravità dell’atto non tarderanno a farsi sentire. Di sicuro l’abbattimento del caccia russo ha rotto l’apparente riconciliazione tra Mosca ed Ankara, con quest’ultima che, per rimpiazzare un Occidente sempre meno affezionato al sultano Erdogan, sembrava pronta ad accogliere i nuovi gasdotti russi pensati per aggirare l’ormai inaffidabile Kiev.

Se l’evento finirà per scatenare un temibile faccia a faccia tra la NATO e la Russia è difficile da dire, ma vista la posta in gioco è molto più probabile che la crisi in qualche modo possa rientrare. Di certo abbiamo solo la vulnerabilità del fronte anti-ISIS anche per colpa di un attore, come la Turchia, che non si capisce bene che ruolo voglia giocare nella crisi mediorientale: contribuire alla sua risoluzione per evitare anche un potenziale contagio interno oppure sfruttarla per realizzare le proprie mire regionali?

Avviare il reintegro dell’Iran nella comunità internazionale è stato un importante passo per uscire da questo tunnel apparentemente senza fine. Chiarire una volta per tutte le intenzioni di Ankara nella questione sarebbe un altro passo ancora. L’alternativa è il pericolo che questo funambolo che oscilla tra Oriente ed Occidente faccia uno scivolone che porti giù l’intero circo delle potenze.

 

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