Je suis Charlie – Medioevo da Terzo Millennio

>>>ANSA/TERRORE A PARIGI, 12 MORTI IN ASSALTO A 'CHARLIE HEBDO'Libertà d’espressione contro il silenzio imposto dal terrorismo, barbarie contro civiltà, cittadini contro immigranti. In questi giorni drammatici in Francia molti hanno interpretato gli eventi opponendo un valore ad un altro, a seconda della propria sensibilità o anche di squallide convenienze politiche.

Quel che preoccupa di più in questa tragedia, non è tanto il pericolo di uno scontro tra un bene e un male, ma lo spettro di un caos che sta prendendo il sopravvento sulla volontà di migliorare i mali della nostra società.

Da tempo si sapeva delle minacce contro Charlie Hebdo, la cui satira irriverente contro ogni forma di bigottismo  – non solo quella musulmana, come dimostra ad esempio una loro vignetta con un rabbino e un imam che dicono insieme “non prendeteci in giro” – probabilmente non è facile da digerire anche per i fedeli meno intransigenti.

Il punto non è comunque questo, anche perché la libertà di espressione va tutelata in ogni caso, tranne quanto istiga alla violenza come fa al contrario il terrorismo, che sia di matrice politica o religiosa. E qui ci avviciniamo al cuore del problema.

In una società sempre più disillusa del proprio futuro e della sua tenuta il messaggio che sembra prevalere nei giovani più propensi ad agire rispetto a chi si rassegna alle cose come stanno non è quello di un sano attivismo politico che punti a correggere le storture della nostra politica.

Questo non è facile attenzione, perché come per qualsiasi cosa che voglia riuscire ci vuole lungo tempo e dedizione, specialmente quando si ha a che fare con una casta che ha consolidato da decenni i suoi meccanismi e privilegi. Sfortunatamente con i nostri ritmi da social network (a volte anche perché la semplice disperazione esige risposte immediate) queste qualità spesso scarseggiano, facendo di conseguenza abortire lotte politiche che offrivano comunque dei buoni spunti, come sta succedendo nel caso dei pentastellati in Italia.

A questo punto in alcuni prevale allora un sentimento diverso e molto più pericoloso, ossia la voglia di rivalsa che sia più istantena e feroce possibile contro un sistema che non ha saputo offrire opportunità degne di questo nome. Un bisogno di cui il terrorismo è il primo a giovarsi, promettendo a questa gente una rivincita personale che serve solo a sfogare la propria frustrazione anche con l’autodistruzione. Ma che di fatto non fa nulla per migliorare la situazione generale e anzi contribuisce a peggiorarla diffondendo insicurezza e irrigidendo la nostra già sclerotica classe dirigente.

Sfortunatamente, come anche la storia personale dei fratelli Kouachi o ancora prima dei terroristi di Londra raccontano, questi militanti non vengono da contesti completamente disadattati, ma basta uno sbandamento o una caduta nel loro percorso di vita per farli cadere in trappola di criminali che prosperano solo in questo contesto di terrore e paura permanente, neanche fossimo in un Medioevo da terzo millennio in cui vige solo la legge dei capibanda più forti e coesi.

Della deriva in questione non ci sono responsabilità a senso unico come alcuni vorrebbero concludere lavandosi tranquillamente la coscienza. Nel caso del radicalismo islamico mostri come al-Qaeda o l’ISIS sono figli anche di scelte geopolitiche catastrofiche che portano la firma occidentale e che adesso vedono questi fautori incapaci di fare alcunché per risolvere i problemi lasciati in eredità.

Disillusi come le stesse persone che in mancanza di idee arrivano a dire che forse il caos è più rassicurante e gestibile – un ossimoro, certo – di una soluzione messa frettolosamente da parte. Dai comuni mortali che la vedono troppo intricata o non riescono neppure a pensarla per crederla possibile. Da chi al contrario ha il potere d’intervenire ma spesso si astiene perché conclude che ciò potrebbe mettere a repentaglio la propria rendita acquisita e sceglie invece di arroccarsi con i loro simili come i signori dei castelli per proteggersi dai barbari che scorrazzano nelle campagne lasciate indifese.

In mancanza della giusta onestà e umiltà nell’affrontare questi problemi tutte le belle parole che sono state spese in questi giorni per difendere la civiltà e la tolleranza sono destinate a fare la fine di un eco che a poco a poco si spegne nel vuoto fino a scomparire.

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