Class Enemy: le responsabilità corrono tra i banchi

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Ci sono esperienze che si possono vivere fra i banchi di scuola che posso insegnare più di mille lezioni.

Class Enemy, un film sloveno di Rok Bicek in uscita il 9 ottobre, è la storia di un insegnante di tedesco, il professor Zupan, e dei suoi rigidi metodi di insegnamento. Quando una ragazza della classe si suicida, apparentemente per colpa dei rimproveri dell’uomo, una ribellione senza controllo si scatenerà fra i giovani.

Modelli educativi e sociali, modernità d’insegnamento e deresponsabilizzazione sono i temi centrali della pellicola. Una storia di giovani per i meno giovani. Tante inoltre le metafore su un popolo diviso ma dalle grandi potenzialità. 

E se tecnicamente si registra un’accuratezza per sequenze molto lunghe, tipiche dello stile del regista, che rende il film lento e concentrato su ogni singola scena è altrettanto riuscita la volontà di comunicare con successo un malessere giovanile e di popolo. Una protezione continua dai pericoli e dalle responsabilità (e dalle sofferenze) dell’esistenza sembra essere oggi un metodo educativo diffuso e affermato. Il professore Zupan, invece, coi sui metodi serrati, a volte cinici, nasconde il più alto degli intenti: far diventare uomini e donne gli studenti intorno al lui, senza coccolarli, facendogli capire sin da subito le regole della vita stimolando la capacità di sopportazione e la determinazione.

Questa natura pedagogica e realistica, senza fronzoli, gli è valsa il premio FEDEORA come Miglior Film alla Settimana Internazionale della Critica 2013 e del Cinema della Mostra di Venezia.

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