La Tana torna alla carica

A1Finita la pausa estiva la Tana è di nuovo operativa e pronta più che mai a offrirvi nuovi contenuti e spunti da discutere. Nei prossimi giorni si faranno strada alcune piccole novità che avremo modo di presentare con calma.

Nel frattempo, prima di ricominciare a scrivere i tradizionali pezzi, colgo l’occasione per dedicare qualche riga ad alcuni importanti eventi internazionali che si sono verificati in questi giorni di pausa.
Prima di tutto la notizia che forse dovrebbe riempire d’orgoglio l’Italia è la recentissima nomina di Federica Mogherini come Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea. Il suo volto giovanile e professionale ispira sicuramente più fiducia di quello dimesso di chi l’ha preceduta, sebbene l’auspicio è che dietro alla forma vi sia anche molta più sostanza di prima.

L’Europa è stata fin troppo a lungo priva di carattere, un difetto imperdonabile in un mondo che sta diventando sempre più instabile o, come ha brillantemente descritto Papa Francesco, da Terza Guerra Mondiale a pezzetti.
Uno di questi scenari che mostrano la debolezza cronica del Vecchio Continente è naturalmente la crisi ucraina, che in questi giorni ha raggiunto livelli di altissima tensione. Il presunto sconfinamento russo ha messo in allarme Kiev e i suoi amici occidentali, specialmente la NATO che ha alzato a sua volta i toni senza che la Russia abbia però mostrato la minima intenzione di cedere dalle proprie posizioni e anzi rincara la dose parlando di uno stato ucraino sudorientale a sé stante.

L’eventualità di trovare una soluzione che salvi la faccia ad entrambi i fronti a questo punto si allontana ulteriormente, col risultato di alimentare un pericoloso clima di confronto di cui, almeno da questa parte dell’Eurasia, non beneficerà praticamente nessuno.
Non meno preoccupante è l’avanzata dell’ISIS in Medio Oriente, che ha guadagnato posizioni in Siria e ne ha persa qualcuna in Iraq, dove si sono fortunatamente evitate alcune tragedie umanitarie come con i turcomanni. Nonostante i successi dei curdi peshmerga aiutati dai raid occidentali l’equilibrio nell’area resta molto incerto ed è difficile dire se l’Iraq esisterà ancora, qualunque sia il finale di questa storia.
Per il momento le possibilità di un intervento militare esterno aumentano di giorno in giorno, con l’Arabia Saudita e il segretario di Stato americano John Kerry che fanno da principali sponsor per la formazione di una coalizione internazionale ad hoc.

La domanda che sorge spontanea è se l’iniziativa avrà un reale effetto questa volta o contribuirà a seminare altra instabilità come fecero a loro tempo le guerre di George W. Bush. Nel dubbio il leader della superpotenza americana Obama ha forse coniato lo slogan di questo mondo apolare, quando intervistato sulle suddette crisi si è espresso con uno sconfortante “non abbiamo ancora una strategia”. Bagno di sincerità o di autocommiserazione?

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