Kenya – Un weekend di terrore

20140707-173043-63043325.jpgTrenta morti. Questo è il prezzo pagato dal Kenya nella serie di attacchi che lo scorso fine settimana hanno colpito varie località costiere del paese, tra cui il villaggio di Hindi e quello di Gamba. A Mombasa, più a sud, invece una turista di origine russa è stata aggredita da un gruppo armato mentre visitava un antico forte portoghese ed è morta successivamente in ospedale a causa delle ferite riportate.
Il governo e le forze di sicurezza puntano ancora una volta il dito contro gruppi politici locali, come il Consiglio Repubblicano di Mombasa, un movimento politico che rivendica l’indipendenza della costa dal resto del Kenya perché considera nulli i trattati che in piena decolonizzazione sancirono l’annessione di questi territori al governo di Nairobi. I fatti però di nuovo indicano come i responsabili potrebbero essere da cercare altrove.

Nonostante la diversità degli obiettivi colpiti prevale l’impressione che siano parte di un assalto a tutto campo dei terroristi somali di al-Shabaab, i quali si vogliono vendicare dell’intervento keniota nella loro battaglia contro il debole governo somalo. A prova di ciò ci sarebbero le testimonianze di chi ha vissuto di prima persona gli attacchi, com’è successo a Hindi, nella regione di Lamu. Qui la popolazione ha vissuto attimi di puro terrore con i guerriglieri che sparavano a chiunque incrociasse la loro strada e bruciavano le case per punire coloro che “tolgono le case ai musulmani”.
Una prova ancora più esplicita del coinvolgimento di al-Shabaab ci sarebbe a Gamba, dove i terroristi hanno assediato non commissariato per liberare un terrorista che si pensa fosse implicato in un precedente attentato in Kenya. Dopo aver completato la loro operazione, durante la quale ha perso la vita un agente di polizia, gli assalitori hanno appiccato il fuoco a vari edifici e ucciso una ventina di persone, mentre qualcuno di loro si è preso la briga di scrivere su una lavagna di una scuola: “Voi che invadete la nazione islamica volete anche restare in pace?”.
L’attacco ai turisti di Mombasa invece avrebbe a prima vista la dinamica di un rapina, anche se l’episodio richiama alla mente le minacce lanciate dagli islamisti il mese scorso contro chiunque viaggiasse in Kenya. Il monito era stato dato in occasione degli attacchi di Mpeketoni, in cui sono morte 49 persone, che era stato uno degli attacchi più gravi da quello avvenuto a settembre nel centro commerciale Westgate proprio a Nairobi (67 morti). Quest’ultimo episodio era stato un fulmine a ciel sereno per una comunità internazionale convinta che l’offensiva degli ultimi anni in Somalia fosse bastata a debellare la minaccia islamista nel Corno d’Africa.
A quasi un anno da quei fatti risulta chiaro non solo che il governo somalo è ben lontano dal controllare i propri territori, ma che i terroristi operano con relativa tranquillità anche oltreconfine, minacciando di destabilizzare anche i vicini. Che il Kenya sia destinato ad essere travolto da uno spillover com’è avvenuto in Iraq? Sicuramente l’ostinazione del governo keniota di negare quanto stia accadendo complica la risoluzione del problema, ma le autorità sono in parte costrette a farlo per rimandare l’imbarazzo di ammettere il fallimento di un intervento che invece di accrescere il prestigio del paese (magari con qualche annessione) lo ha reso di fatto un luogo più pericoloso e isolato.

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