Qatar – Imbarazzi mondiali

20140609-191634-69394701.jpgStando agli annunci quello del Qatar 2022 doveva essere un mondiale rivoluzionario, tanto per gli stadi avveniristici con aria condizionata e location da favola (uno di essi dovrebbe essere costruito su una penisola bagnata dal Golfo Persico) che per il probabile spostamento dell’evento in inverno, visto che le temperature estive laggiù possono raggiungere anche i cinquanta gradi.
Il primo mondiale mediorientale ha fatto però anche molto discutere sulle durissime condizioni lavorative nei suoi cantieri, dove gli operai di varie nazionalità accorsi a trasformare in realtà il grandioso giocattolo degli al-Thani sarebbero già morti a centinaia per le condizioni di lavoro disumane. In questi giorni si sta però facendo strada un altro scandalo molto più grave che avrebbe conseguenze non solo per il piccolo emirato, ma anche per il colosso FIFA sempre più gravido di problemi.

Proprio in questi giorni il comitato etico della FIFA sta raccogliendo le testimonianze per decidere su presunti episodi di corruzione avvenuti nel 2010, quando i mondiali di calcio del 2018 e del 2022 vennero assegnati rispettivamente a Russia e Qatar. Uomo chiave di questa vicenda sarebbe l’ex funzionario FIFA di origine qatarina Mohammed bin Hammam, già squalificato due anni fa a vita dalla federazione per aver tentato di comprare i voti necessari alla sua elezione come successore dell’attuale presidente FIFA, Joseph Blatter, in carica dal lontano 1998.
A quest’accusa si sarebbe aggiunta ora quella di aver pagato milioni di dollari o favorito persino degli accordi di fornitura per il gas da Doha per far assegnare i mondiali del 2022 al suo paese. Il ruolo ambiguo di questo personaggio avrebbe toccato anche un altro concorrente di Platini per la presidenza FIFA, il presidente UEFA Michel Platini, che prima del voto del 2010 si sarebbe incontrato prima con Hammam e poi con l’allora presidente francese Sarkozy e l’emiro al-Thaini per una cena insieme all’Eliseo.
Comunque siano andate le cose il sospetto è stato preso molto sul serio dagli stessi vertici della FIFA, per non parlare degli sponsor (e questo è senz’altro un pessimo segno) come Coca Cola, Sony o Adidas che si dicono molto preoccupati della situazione. Non a caso i vertici FIFA si dicono pronti a ripetere la procedura di assegnazione in caso di conferma dei sospetti. L’eventuale perdita della manifestazione sarebbe l’ennesimo duro colpo per una dinastia che ha visto nel giro di un anno bruciare un capitale politico costruito con pazienza (e soprattutto tanti milioni) dietro le quinte dei grandi nomi regionali.
Tutto è iniziato con la grande scommessa della primavera araba, di cui il Qatar è stato sponsor principale diffondendo le immagini delle rivolte con la sua emittente Al Jazeera, un impero dei media al servizio del ministero degli Esteri che è proprietario anche di reti straniere come l’americana Current TV. La successiva ascesa in paesi come Tunisia ed Egitto di diversi governi guidati dai Fratelli Musulmani, fazione politica sostenuta da Doha aveva fatto sperare quest’ultima di essersi guadagnata dei potenti alleati per emergere come un nuovo attore internazionale tra i rivali sauditi e iraniani.
Ma in men che non si dica le cose sono rapidamente precipitate. Con la perdita dell’Egitto, il successo più consistente per gli interessi qatarini, l’emirato è stato rapidamente messo all’angolo anche a causa della contemporanea riaffermazione dell’Iran guidato da Rohani, che dall’isolamento imposto soprattutto dagli Stati Uniti (nonché da Arabia Saudita e Israele) si candida ora a diventare un attore pienamente riconosciuto per favorire la stabilità del Medio Oriente.
Oltre al danno sono seguite inevitabilmente alcune beffe, prima fra tutte l’espulsione in varie petromonarchie degli ambasciatori di Doha, considerati dei mezzi fuorilegge per il loro sostegno ai Fratelli Musulmani, e per ultimo lo scandalo dei mondiali – ribattezzato da alcuni ‘Qatargate’ – che suona come l’estrema conseguenza del pesante quanto rapido declassamento nell’area.
Come detto prima i fatti non mettono però in cattiva luce soltanto il principale indiziato, ma anche la FIFA giudicata da molti un organismo troppo farraginoso e corrotto. Del resto anche i Mondiali che si disputeranno tra pochi giorni in Brasile non finiscono di scatenare polemiche per i ritardi organizzativi che hanno fatto mancare all’appello numerose opere e stadi. Un sintomo che buona parte dei soldi del Mondiale sono stati dirottati dai cantieri alle tasche dei soliti furbetti carioca, privando anche la popolazione dei benefici che avrebbero potuto godere con gli investimenti generati da eventi del genere. E appena il malcontento supera una certa soglia, la repressione, talvolta brutale, è pronta a metterla a tacere. Altro che clima di festa.

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