Giappone, Filippine – Il pacifico catenaccio di Obama

obama asiaQuesta mattina il principe rosso nordcoreano Kim Jong-un ha dato il via ad una nuova esercitazione navale lungo il confine con la Corea del Sud. Durissima la risposta da parte di Seul, che sta ancora metabolizzando il dramma del naufragio Sewol, a seguito del quale si è dimesso lo stesso primo ministro Chung Hong-won.
La provocazione di Pyongyang ha accompagnato anche la fine del lungo tour del presidente americano Obama in Asia, un’area che nonostante i recenti sommovimenti in Europa orientale continua a considerare strategicamente molto più importante in vista della crescente competizione con la Cina. Non a caso proprio in questi giorni l’inquilino della Casa bianca ha fatto visita ad una serie di alleati più o meno funzionali per quest’obiettivo.

Una partita di calcio con il robot Asimo e una cena lasciata a metà nel miglior ristorante di sushi del Giappone non sono stati ovviamente gli unici aspetti che hanno caratterizzato la visita di Obama in questo paese, la prima tappa del suo viaggio in Estremo Oriente. Da un lato ha preso apertamente posizione a favore delle rivendicazioni di Tokyo sulle isole Senkaku, che la Cina chiama invece Diaoyu, includendole nell’Art.5 del Trattato di Cooperazione tra USA e Giappone.
Per controbilanciare l’ascesa del rivale cinese, che mira alle isole anche per i possibili giacimenti di gas presenti in quelle acque, il Giappone si sta riarmando a ritmi sempre più elevati in attesa di rivedere la Costituzione pacifista imposta dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale. A proposito di questo conflitto Obama non ha mancato di bacchettare il governo nipponico per l’atteggiamento revisionista che continua ad avere sui crimini di guerra commessi dai soldati imperiali. Dal negazionismo dei libri di storia alle visite al santuario Yasukuni – dove sono sepolti i responsabili delle atrocità che una parte dei giapponesi considera invece degli eroi – sono molti i gesti che fanno infuriare non solo la Cina, ma anche un altro importante alleato americano come la Corea del Sud, la seconda tappa del viaggio di Obama.
Qui Obama ha parlato soprattutto della minaccia nordcoreana, dove si starebbe preparando l’ennesimo test nucleare e che ha ricambiato la cortesia definendo Obama un ‘ruffiano’ e la Presidente Park Geun-hye una ‘prostituta’. Il presidente americano ha colto l’occasione per confermare che a partire dall’anno prossimo lo Stato Maggiore di Seul potrà disporre in caso di guerra anche del comando delle truppe americane stanziate nella penisola. Un appoggio niente male per un paese che ha ormai superato l’Italia in termini di spese militari.
In Malesia, terza tappa del suo viaggio, si è affrontato molto di più l’aspetto economico del tour, ovvero il Trans-Pacific-Partnership (TPP), un futuro accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Cile, Perù, Vietnam, Singapore, Australia e Nuova Zelanda, a cui si è aggiunto recentemente il Giappone come osservatore. Obama è uno dei principali sponsor del TPP, in quanto spera di ‘agganciare’ le economie asiatiche prima che queste vengano risucchiate dal sempre più irresistibile gigante cinese. Sebbene il patto sia ancora allo stadio negoziale, esso ha suscitato già molte polemiche, in particolare a causa della scarsa trasparenza con cui i leader coinvolti lo stanno discutendo.
La presenza di Obama in Malesia è stata anche la consacrazione di una nuova fase di buoni rapporti tra Washington e Kuala Lumpur, dopo la lunga stagione ostile sotto l’ex primo ministro terzomondista Mahathir Mohamad (1981-2003). Stessa cosa è avvenuta nelle Filippine, l’ultima sosta del presidente americano in Asia. L’arcipelago è stato infatti a lungo una specie di protettorato americano, finché sotto il governo di Corazon Aquino (1986-1992) non è stato indetto un referendum popolare che aveva portato alla chiusura delle basi americane.
Adesso sembra che il governo di Manila di abbia ripensato, anche per via di tensioni territoriali con la Cina simili a quelle con il Giappone. Secondo il nuovo accordo militare di 10 anni firmato ieri le truppe statunitensi potranno rientrare in una lista di basi e porti, secondo la formula di una ‘presenza a rotazione’, poiché la Costituzione filippina vieta la presenza permanente di soldati stranieri. L’arrivo dei militari a stelle e strisce non servirà soltanto come deterrente, ma viene giustificata anche come supporto logistico in caso di sciagure come quella del tifone Haiyan.
Il bilancio di Obama e del suo agognato Pivot to Asia risulta tutto sommato positivo per gli interessi americani, che in cambio di piccole concessioni ai loro alleati hanno consolidato un alleanza che mira a contenere l’espansionismo di Pechino. Sperando sempre che questa maggiore sicurezza per gli alleati di Washington nel Pacifico non si traduca in un loro maggiore avventurismo. Qualche mese fa il primo ministro nipponico Shinzo Abe aveva paragonato la rivalità tra il Giappone e la Cina a quella tra Gran Bretagna e Germania alla vigilia della prima guerra mondiale. E le micce su quelle acque di sicuro non mancano.

(Foto Agence France Presse)

 

 

 

 

 

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