Repubblica Centrafricana – Un nuovo Ruanda?

20140314-171502.jpgÈ passato ormai un anno dalla rivolta dei guerriglieri islamica Seleka, che ha messo in fuga il presidente François Bozizé dalla Repubblica Centrafricana. Ma il paese, come molti sapranno, ha finito per cadere dalla padella alla brace. Mentre il nuovo governo di Michel Djotodia andava in pezzi, ogni giorno si moltiplicavano gli episodi di violenza tra la comunità musulmana e quella cristiana che ha costretto decine di migliaia di persone a fuggire anche oltre confine.
Dopo mesi di caos, la comunità internazionale si è decisa finalmente ad intervenire con reparti militari, provenienti soprattutto dalla Francia e all’Unione Africana, per favorire la rinascita dello stato, simboleggiata dalla nomina a gennaio della nuova presidente Catherine Samba-Panza. Sarà bastato a frenare un massacro che nella sola capitale Bangui ha provocato centinaia di morti?

Nella remota ipotesi in cui vi trovaste a fare un salto nel Ciad meridionale, avreste la prova che la situazione è tutt’altro che risolta. Qui, come ha avuto modo di documentare Amnesty International, abbondano infatti i campi di profughi provenienti dalla Repubblica Centrafricana, dove si vive in condizioni semplicemente disastrose. Senza un tetto né cibo, i centrafricani sono abbandonati a loro stessi in una terra che peraltro è famosa per essere soggetta a rischio inondazione, eventualità che in un contesto così affollato e debilitato potrebbe scatenare ogni sorta di epidemia.
Come se non bastasse i rifugiati continuano ad essere minacciati da coloro da cui sono fuggiti in patria. In alcuni casi gli inseguitori sono guerriglieri Seleka provenienti dalla regione settentrionale centrafricana di Bossangoa, una sorta di loro quartier generale da quando le truppe straniere li hanno costretti a ritirarsi da Bangui. Da qui i miliziani lanciano sporadiche offensive nei villaggi limitrofi, colpendo anche le organizzazioni umanitarie per sottrargli rifornimenti e mezzi. E quando capita si spingono fino in Ciad, dove approfittando dell’assenza quasi totale di autorità a difesa dei campi profughi danno sfogo a rappresaglie o intimidazioni che possono andare facilmente fuori controllo.
Le cose non vanno certo meglio all’interno della Repubblica Centrafricana, anche per i musulmani, i quali devono subire a loro volta la furia delle cosiddette ‘milizie anti-Balaka’. La paura di essere massacrati ha costretto migliaia di persone ad una fuga disperata che non sempre riesce, com’è accaduto la settimana scorsa a tre musulmani crivellati di proiettili dai guerriglieri cristiani mentre cercavano di fuggire dall’aeroporto di Bangui per il Ciad.
“Non è un conflitto di religione, ma essa viene manipolata per fini politici” prova a dire per abbassare i toni il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon in occasione di un recente incontro con le tre massime autorità religiose centrafricane (cristiana, musulmana ed evangelica). Ma la catastrofe umanitaria è sotto gli occhi di tutti, al punto che qualcuno arriva a paragonare il dramma della Repubblica Centrafricana a quella del genocidio del Ruanda.
Lo stesso Ban Ki-moon in fondo ne è consapevole e per questo ha invocato l’invio dei caschi blu per riprendere il controllo di una situazione drammatica malgrado la scarsa attenzione dei media. Proprio in queste ore arriva un segnale piuttosto imbarazzante da parte dell’Unione Europea, che si era impegnata a mandare nella Repubblica Centrafricana un migliaio di truppe in aiuto dei 2.000 soldati francesi e dei 6.000 africani già presenti sul posto. Alquanto pare però Bruxelles ci starebbe ripensando, in quanto i governi europei non hanno semplicemente trovato le risorse chieste. L’ennesimo colpo alla credibilità internazionale di questo continente e l’ennesima brutta notizia per un paese in cui il peggio sembra non avere mai fine.

Foto articolo Reuters
Foto copertina Getty Images

1 commento su “Repubblica Centrafricana – Un nuovo Ruanda?”

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