La Grande Bellezza: il decadentismo raccontato da Paolo Sorrentino vince l’Oscar

la grande bellezza2Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire“.

E alla fine vinse l’Oscar come miglior film straniero. Dopo 15 anni, dopo La Vita è Bella di Roberto Benigni  un altro film italiano si aggiudica il prestigioso premio. E’ La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.  Una Roma mondana ma anche una Roma silenziosa, una bellezza sopita e addormentata soffocata da una mondanità senza scopo.

La grande Bellezza di Paolo Sorrentino è da alcuni considerato lo sviluppo naturale di quella Dolce Vita di Felliniana maniera che trova in questo film il suo “sequel” potenziale.

Determinate devianze, corruzioni e svuotamenti, apportate alla società civile contemporanea dopo anni di sfrenato consumismo si sono trasformate ormai in un cinico e fallimentare sopravvivere. Non a caso infatti possono in qualche modo essere considerate come naturali evoluzioni di quell’embrione di benessere che iniziava proprio negli anni ’60.

Carlo Verdone, che in una inconsueta performance “drammatica” nel film interpreta Romano l’amico festaiolo di Jep Gambardella, ha affermato: “Per me la grande bellezza è la nostalgia di quei tempi che non verranno più. Per Paolo Sorrentino è invece l’adolescenza, un periodo cioè in cui ancora non si è consapevoli che il futuro è pieno di minacce. Il mio personaggio è comunque quello che forse ha più dignità di tutti pur essendo uno scrittore frustrato, a tratti è comunque ancora un sognatore ed è il migliore amico di Jep Gambardella“.

Apprezzato anche a Cannes il film ha comunque ricevuto qualche critica dalla stampa italiana. Su questo punto Sorrentino ha affermato: “Non voglio indagare le ragioni per cui la critica straniera ha apprezzato il film, né quelle per cui alcuni giornalisti italiani non ne sono stati soddisfatti. Se si viene invitati al festival di Cannes, il che è un privilegio, si accetta proprio perché si affronta una platea internazionale, con tutte le incognite possibili, rischiando anche molto“.

Complimenti a Paolo Sorrentino.

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