Turchia – Il Sultano è nudo

20140228-164748.jpgQuesta settimana si è aperto un nuovo capitolo della guerra totale di Recep Tayyip Erdogan. A scatenare le ire dell’onnipotente premier turco è stata la diffusione di alcune intercettazioni telefoniche tra lui e il figlio Bilal proprio nei giorni dello scandalo finanziario che ha travolto diversi membri del suo partito AKP (Giustizia e Sviluppo).
Il contenuto della conversazione ha subito mobilitato l’opposizione che chiede addirittura l’esilio del primo ministro, mentre per il diretto interessato si tratterebbe invece dell’ennesimo “attacco meschino” orchestrato dalla cricca del suo arcirivale Fethullah Gulen (nella foto). Una cosa è certa: mai prima d’ora la reputazione di Erdogan era stata messa in discussione in modo così diretto.

Nelle varie intercettazioni si sentirebbe il premier chiedere più di una volta al figlio di sistemare gli svariati milioni di dollari che si troverebbero a casa sua; in un’altra invece lo intima di accettare una determinata somma da un uomo d’affari con cui bisognava stringere un affare. Se le registrazioni dovessero essere confermate – al momento c’è stato solamente un imbarazzante balletto dei team d’esperti coinvolti che danno prima un verdetto per smentirlo puntualmente poco dopo – l’immagine che esse danno di Erdogan come quella di un politico profondamente corrotto ne uscirebbe veramente a pezzi.
Del resto il governo invece di fare un bagno d’umiltà è stato capace di reagire agli attacchi solo con misure volte a schiacciare il dissenso. Lo dimostra ad esempio il dubbio onore che il paese ha di ritrovarsi in cima a più di una classifica mondiale per numero di giornalisti in prigione.
In questo senso vanno anche le leggi varate nelle ultime settimane, tra cui le restrizioni ad internet e un maggior controllo sul Consiglio superiore della magistratura (HSYK), colpevole di aver lanciato l’indagine da cui è partito lo scandalo finanziario che ha aperto la più grave crisi politica dell’AKP dopo le rivolte di Gezi Park.
Ma il contrattacco del premier non si è fermato qui. In questi giorni sui giornali Yeni Safak e Star, considerati vicini all’AKP è stato pubblicato l’elenco di più di duemila persone intercettate che apparterrebbero al mondo della politica, dell’economia o del giornalismo. Le suddette intercettazioni sarebbero opera di un’organizzazione parastatale conosciuta come ‘Selam’ (salve in turco), la quale sarebbe al servizio di Fethullah Gulen, studioso emigrato negli Stati Uniti che dopo le rivolte di Gezi Park è passato dall’essere un sostenitore di Erdogan ad uno dei nemici principali.
Erdogan è convinto infatti che Gulen stia cercando in tutti i modi di spodestarlo e non ha esitato ad impugnare quest’ultima vicenda delle intercettazioni, tra cui rientrerebbero i file che coinvolgono lui e suo figlio, per accusare il rivale di usarle per ricattare i membri dell’establishment allo scopo di isolare sempre più il primo ministro. E per ridimensionare questa minaccia esterna il governo si sarebbe trovato allora ‘costretto’ a promuovere le recenti misure restrittive e a ordinare le numerose sostituzioni di giudici, procuratori e poliziotti dopo i fatti di dicembre.
Malgrado gli sforzi di Erdogan, il dibattito pubblico continua a farsi ogni giorno più infuocato, tanto che ieri in diverse città della Turchia (Istanbul, Ankara e Smirne) ci sono stati nuovi scontri tra manifestanti antigovernativi e la polizia. La rissa si è spostata anche in Parlamento, dove i deputati dell’AKP e quelli del partito repubblicano di opposizione CHP si sono picchiati nel corso della discussione per l’eventuale chiusura delle scuole preparatorie conosciute come dershane, un’istituzione su cui lo stesso Gulen si dice abbia una forte influenza.

Foto Reuters

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