Thailandia – La crisi nel tunnel

20140227-172425.jpgChe i nervi in Thailandia siano a fior di pelle lo si è visto oggi in un centro commerciale di Bangkok, dove una folla inferocita ha quasi linciato Khunying Potjaman, ex moglie del primo ministro in esilio Thaksim Shinawatra. La donna stava facendo shopping in un negozio di lusso, quando un gruppo di manifestanti non l’ha costretta a fuggire nel parcheggio, mentre le sue guardie del corpo per poco non venivano alle mani con i loro aggressori.
La ragione di tanta rabbia, oltre al fatto di mettersi a fare acquisti costosi in un momento di grave crisi politica e sociale, pare essere il semplice fatto che la Potjaman sia stata un tempo sposata con Thaksim. Quest’ultimo, nel caso ci fosse ancora bisogno di dirlo, è il fratello dell’attuale premier Yingluck, accusata di lavorare in casa per il suo ritorno e contro cui è esplosa una protesta che sta paralizzando da più di tre mesi la capitale senza che si veda all’orizzonte nemmeno l’ombra di una soluzione.

Nonostante il premier abbia accordato elezioni anticipate per l’inizio di questo mese, l’appuntamento invece di calmare le acque non ha fatto che approfondire le divisioni. Il risultato ampiamente (per molti prevedibilmente) a favore del partito del premier Pheu Thai è stato infatti delegittimato dall’irregolarità delle operazioni di voto in diverse circoscrizioni, dove bisognerà aspettare come minimo fine marzo prima che si possa ripetere la consultazione.
Intanto il clima nella capitale sta diventando sempre più esplosivo e nel vero senso della parola. Questo weekend ad esempio durante gli scontri tra i manifestanti e la polizia è stata lanciata una granata in un mercato di Bangkok, che ha ucciso una donna e un bambino di 12 anni. L’attentato segue di poco tempo la morte di un altra bambina e la violenta battaglia sul ponte Phan Fah, in cui hanno trovato la morte altre cinque persone, un poliziotto e quattro manifestanti, e ne sono rimaste ferite oltre sessanta.
Come abbiamo già detto in un articolo precedente, il passare del tempo non complica soltanto la stabilità sociale, ma soprattutto la posizione della Yingluck. Sul premier si stringe sempre più il cappio di una giustizia, che i suoi sostenitori vedono apertamente schierata contro di lei (ricorda qualcuno?), esattamente come sarebbe successo con suo fratello Thaksim, costretto alla fuga proprio a causa degli svariati capi d’accusa che pendono su di lui.
Il principale capo d’imputazione contro la sorella viene al momento dalla Commissione Nazionale Anticorruzione (CNA) nell’ambito del programma di sussidi per i coltivatori di riso, uno dei cosiddetti ‘piatti forti’ del suo governo. Il sussidio prevedeva l’acquisto del governo del riso prodotto dai contadini ad un prezzo maggiorato rispetto a quello mondiale. L’iniziativa, dopo un breve momento di popolarità, ha dovuto però scontare un calo di competitività che ha fatto crollare le esportazioni. Ciò ha ben presto lasciato i beneficiari a becco asciutto e il fiasco ha subito attirato sul governo i sospetti che i soldi del programma in realtà fossero serviti a riempire le tasche di qualche funzionario senza che il premier facesse alcunché per impedirlo.
Nel caso di una condanna definitiva, la Yingluck sarebbe immediatamente destituita del proprio incarico e subirebbe un’interdizione a cinque anni dai pubblici uffici. Per questo i sostenitori del premier hanno deciso, per la prima volta dall’inizio della crisi politica, di mobilitarsi in modo molto simile a quello dei loro oppositori, ossia bloccando gli edifici della CNA per costringerla a tenere l’udienza altrove. Inoltre la diretta interessata avrebbe lasciato Bangkok per spostarsi assieme ai suoi ministri nella città settentrionale di Chiang Rai, rifiutandosi anche di comparire davanti ai giudici del CNA per mandare al suo posto i propri legali.
Com’è facile intuire da questi sviluppi la contrapposizione si annuncia dunque ancora molto lunga. In questi giorni nel frattempo sono usciti dei dati disastrosi per l’economia del paese. Dall’inizio della crisi le esportazioni sono calate del 2% e le importazioni (principalmente elettronica e auto) sono scivolate giù di un molto più pesante 15%. Ma a vedere davvero nero è soprattutto il turismo, un settore molto redditizio per via dei numerosissimi luoghi legati alla fede buddista, che ha visto oltre il 50% degli alberghi rimasti vuoti e una perdita per la compagnia aerea nazionale Thai Airways di oltre 150 milioni di dollari in appena tre mesi.

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