Arabia Saudita – La prima donna al comando di un giornale

20140218-162609.jpgIl 2014 sembra essere un anno particolarmente propizio per le donne saudite. Ad un mese dal primo studio legale aperto nella città di Jeddah da una donna, il regno wahabita vede ora l’ascesa di un altra donna alla guida di un giornale del regno. Quest’ultima si chiama Somayya Jabarti e da pochi giorni è diventata caporedattore del giornale in lingua inglese Saudi Gazette, dove lavora dal 2011 assieme al suo mentore Khaleed al Maeena.

La Jabarti ha iniziato a lavorare come giornalista fin dal 2003, entrando nel giornale Arab News dove ha svolto anche compiti di traduzione. Qui ha anche conosciuto al Maeena, che era l’allora capo della testata e che rimase talmente colpito dal suo talento da nominarla dopo alcuni anni vice caporedattore. Poi nel 2011 fecero insieme il salto alla Saudi Gazette, dove al Maeena ha ricoperto nuovamente il ruolo di caporedattore, mentre la Jabarti continuava ad essere il suo vice.
Questo fino alla scorsa domenica, quando al Maeena non ha scritto un editoriale in cui annunciava di cedere l’incarico alla sua pupilla. Nell’articolo l’ex caporedattore oltre ad esprimere soddisfazione nell’essere stato il primo ad aver dato un’opportunità del genere ad una donna, ci ha tenuto comunque a sottolineare che la sua decisione non è stata frutto di “una questione di genere, ma di merito”.
Che la Jabarti avesse capacità e talento lo si poteva già intuire dai numerosi articoli scritti nella sua decennale carriera, di cui una buona parte sono inevitabilmente dedicato alla difficile condizione delle donne nel suo paese. In un suo articolo redatto per l’emittente britannica Channel 4 intitolato ‘Imagine if women could drive’ (Immagina se le donne potessero guidare) descrive ad esempio un ipotetico anno 3000 in cui le donne del suo paese possono finalmente guidare.
Dentro un altro pezzo del novembre 2013, questa volta proprio della Saudi Gazette, la giornalista paragona le condizioni di vita in Arabia Saudita di un espatriato a quelle di una donna qualunque, facendo emergere in modo efficace i maggiori disagi che si trova ad affrontare la seconda in casa propria.
“È stata aperta una prima spaccatura nella gabbia di vetro” è stato uno dei primi commenti a caldo della Jabarti, che augura di essere un esempio per molte sue colleghe. Anche se non si direbbe, il giornalismo è un settore che vede una forte presenza femminile, sebbene i posti dirigenziali sono riservati esclusivamente agli uomini. Certo in questo caso non è che i sauditi si comportino tanto diversamente da noi, dove secondo un recente rapporto dell’European Institute for Gender Equality (Eige) solo il 11% delle donne siede alla guida delle redazioni.
A parte questo dato, per tutto il resto la situazione delle donne del regno dei Saud è decisamente peggio. Il loro ruolo è praticamente subordinato in ogni settore della vita civile, a cominciare dai loro spostamenti che in molti casi possono avvenire solo in compagnia del loro ‘tutore maschio’ (il marito o il padre).
Eppure da qualche mese si stanno presentando alcuni primi timidi segnali. A dicembre era stata lanciata nel paese la campagna women2drive per sfidare il divieto governativo di mettersi alla guida e anche se l’iniziativa è stata ritirata all’ultimo, la mobilitazione ha sicuramente accresciuto la consapevolezza di una vita migliore. Con il nuovo anno sono quindi saliti all’onore delle cronache l’avvocato Bayan al Zahran, che con il suo primo studio legale al femminile promette una maggiore tutela alle sue connazionali, e adesso l’eccellente promozione di Somayya Jabarti al vertice di un importante giornale nazionale. Speriamo di doverne citare in futuro molti altri.

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