La figura dello Stregone: Gandalf e Silente

gandalfLa verità… è una cosa meravigliosa e terribile, e per questo va trattata con grande cautela” Albus Percival Wulfric Brian Silente.

Il cinema Fantasy e di matrice disneyana ci ha abituati a figure di sostegno, saggezza e conoscenza che da sempre hanno affiancato i protagonisti di saghe famose nella loro lotta contro il male. Gli stregoni, maghi di “merliniana” memoria, carichi di ironia e un pizzico di eccentricità sono divenuti col tempo personalità amate e rispettate dal grande pubblico.

Nell’ultimo decennio il cinema ci ha fornito due esempi predominanti: Gandalf, appartenente alle trilogie Lo Hobbito e Il Signore degli Anelli e Silente, preside della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts della saga di Harry Potter.

Simili nell’aspetto ma diversi nella personalità entrambi si collocano come guida e protezione dell’eroe, viaggiatore ed esploratore. Sotto la loro protezione il protagonista cresce e cambia sulla via che gli è destinata.

Mentre per Gandalf Tolkien si è basato sull’aspetto del dio Odino, che non si preoccupava né del bene né del trionfo delle forze oscure (anche la personalità ne sarebbe ispirata ma fu indirizzata alla preoccupazione per il trionfo del bene. Quella del male fu costruita sull’altro mago Saruman) per Silente il riferimento è a ben altri stereotipi che fanno leva soprattutto sul binomio vecchiaia-saggezza e sulla trasmissione di sicurezza. Questi aspetti lo allontanano da una visione limitatamente mitica accostandolo invece al concetto di umana volontà e mortalità. Insomma Silente è percepito come più umano e fallibile rispetto alla rappresentazione di uno stregone che torna dalla tomba con poteri ancora più grandi (il passaggio tra Gandalf il Grigio e il Bianco).

La più grande differenza, dunque, sta nella natura intima di mago e di stregone ma convenzionalmente i due sono descritti in modo simile nei rispettivi libri e film.

Se si confrontano i due testi non si può non notare somiglianze, una comparazione approfondita ne determina caratteristiche comuni: “Era alto, magro e molto vecchio, a giudicare dall’argento dei capelli e della barba, talmente lunghi che li teneva infilati nella cintura. Indossava abiti lunghi, un mantello color porpora che strusciava per terra e stivali dai tacchi alti con le fibbie. Dietro gli occhiali a mezzaluna aveva due occhi di un azzurro chiaro, luminosi e scintillanti, e il naso era molto lungo e ricurvo, come se fosse stato rotto almeno due volte. L’uomo si chiamava Albus Silente”.

Tutto quello che l’ignaro Bilbo vide quel mattino era un vecchio con un bastone. Aveva un alto cappello blu a punta, un lungo mantello grigio, una sciarpa argentea sulla quale la lunga barba bianca ricadeva fin sotto la vita, e immensi stivali neri” la descrizione fisica nello Hobbit.

Queste due persone e il loro profondo rigore si scontra con la fragilità dei loro allievi (Bilbo, Frodo ed Harry Potter) a cui si chiede di non seguire orme predefinite ma di affrontare pericoli e situazioni che, nonostante un potere consolidato, non possono essere risolti da saggezza e conoscenza ma da coraggio, gioventù e brillantezza.

Gandalf e Silente (ma anche se ci pensate Obi Wan Kenobi della silentetrilogia originale si Star Wars) sono al servizio di eroi veri e umili. Un completamento tematico e personale che fa di loro un cardine per la riuscita della missione: sconfiggere un Signore oscuro, Sauron o Voldemort che sia. Doppia è in effetti la loro valenza: statica, se consideriamo il loro essere punto di riferimento assoluto dei giovani apprendisti e dinamica perchè accompagnano spazialmente verso lo scontro Frodo ed Harry, conducendoli verso la battaglia decisiva, inevitabile nel loro destino.

Ultimo aspetto riguarda il tema del viaggio: se per Gandalf si tratta di un percorso attraverso la terra di mezzo (sia al fianco di Bilbo che di Frodo), per il suo corrispettivo potteriano il viaggio è sopratutto temporale: Hogwarts rimane teatro fisso di dialoghi e azioni e sono gli anni a modificare sorti ed eventi, salvo sporadiche eccezioni.

Gandalf e Silente, sia da un punto di vista letterario che filmico, sono dunque comparabili e definibili, seppur inseriti in storie apparentemente differenti. Essi rappresenteranno sempre nell’immaginario collettivo il simbolo della forza, della fragilità, del potere usato con assennatezza, dell’equilibrio e della lotta, nell’eterno confronto con limiti invalicabili e racconti folcloristici sulla scia e nell’ombra di una leggenda: Mago Merlino.

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