Ruanda – Il processo che rievoca le ombre francesi sul genocidio

20140204-181454.jpgOggi è iniziato in Francia il processo contro Pascal Simbikangwa, ex ufficiale ruandese ai tempi della presidenza Habyarimana, ossia quando nel 1994 venne compiuto uno dei più gravi crimini contro l’umanità degli ultimi anni conosciuto come il genocidio del Ruanda.

Simbikangwa, arrestato nel 2008 sull’isola francese di Mayotte per una vicenda di documenti falsi, è accusato di aver partecipato attivamente nel massacro da parte dell’etnia hutu di almeno mezzo milione di persone (ma c’è chi parla addirittura di un milione di persone) appartenenti al gruppo rivale tutsi.
A far discutere non è solo il fatto che questo processo comincia a quasi vent’anni dagli eventi, ma perché si tratta del primo di questo genere che avviene in Francia, un paese accusato di aver ‘offerto rifugio’ a molti colpevoli di una strage che il resto del mondo aveva condannato dalle prime battute.
In questo senso c’è chi pensa che il ritardo della giustizia d’Oltralpe sarebbe servito a tutelare quelle personalità politiche francesi che, avendo rapporti più o meno stretti con gli allora macellai di Kigali, rischiavano di condividerne anche la colpa. Per esempio risulta sospetta la decisione di giudicare Simbikangwa per forza in Francia, rifiutando di consegnarlo all’Interpol che lo stava ricercando per conto proprio.
Tale ambiguità aveva segnato negativamente i rapporti tra la Francia e il Ruanda, dove la notizia del processo contro Simbikangwa è stata comunque accolta con grande soddisfazione per bocca del ministro della Giustizia Johnston Busingye, per il quale il gesto di Parigi “non è che l’inizio”.
La strage del Ruanda è stata oggetto di numerosi studi che hanno attribuito parte della responsabilità non solo agli hutu, ma anche alle potenze coloniali. Quando gli occidentali (tedeschi e belgi) arrivarono in Ruanda, essi, basandosi su pochi elementi come i tratti somatici, avrebbero instillato tra le etnie hutu e tutsi una separazione razziale che fino ad allora non era mai stata sentita dalla popolazione locale.
Ciò portò negli anni del dominio coloniale ad un predominio tutsi, considerati gli indigeni più ‘nobili’, che negli anni alimentò una rabbia crescente degli hutu. Questi durante la decolonizzazione si mobilitarono fino ad instaurare un regime dittatoriale che aggravò la rivalità hutu-tutsi a livelli ancora più esasperati.
La goccia che fece traboccare il vaso fu il misterioso incidente aereo che nell’aprile 1994 fece morire il presidente ruandese Habyarimana. Poco dopo il governo e l’esercito iniziarono così una rappresaglia che durò un centinaio di giorni e avrebbe portato alla morte di centinaia di migliaia di tutsi e hutu moderati.

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