La Tana all’incontro ‘Tutte le strade portano a Roma. Tutte le strade portano a Istanbul’

20140129-162348.jpgRoma e Istanbul, due città molto più vicine di quello che si può credere. È stato questo il tema dell’incontro intitolato ‘Tutte le strade portano a Roma. Tutte le strade partono da Istanbul’ che si è tenuto oggi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, vedendo tra i partecipanti la rivista di geopolitica Il Nodo di Gordio e l’ambasciata della Repubblica Turca. Più che discutere di questioni geopolitiche, il dibattito – che cade in occasione della visita del presidente turco Abdullah Gul a Roma – ha interessato soprattutto i contatti a livello culturale che per gli organizzatori è il punto focale per costruire una relazione più approfondita non solo tra due paesi, ma anche tra Oriente e Occidente.

“Non si parla di adesione Ue o di gasdotti, ma di rapporti umani” è stata la frase con cui il professore di storia orientale Fabio Grassi, autore peraltro di una biografia su Ataturk, ha tenuto a ribadire il tono del convegno all’inizio del suo intervento. Secondo Grassi, che avendo diviso la propria esistenza tra Roma e Istanbul si definisce curiosamente ‘cittadino di Rombul’, l’empatia tra italiani e turchi sboccia soprattutto dai secondi, in quanto essi individuano in noi molte più affinità culturali di quanto siamo capaci di fare noi verso di loro.
Questa comunanza di gente mediterranea viene evocata anche da Daniele Lazzeri, direttore del Nodo di Gordio, una rivista che dice aver messo tra le sue priorità proprio il dialogo interculturale come vero ponte di civiltà. A questo riguardo Lazzari ha ricordato come il suo gruppo si sia impegnato a lanciare tre anni fa il progetto di una serie d’incontri italo-turchi chiamato ‘Oltre Lepanto’, che ha interessato città come Venezia, Istanbul o Smirne. Il nome non è casuale e vuole in un certo senso esorcizzare l’omonima battaglia del XVI secolo divenuta simbolo dello scontro tra la cristianità e l’aggressivo Islam ottomano. Uno scontro avvenuto neanche a farlo apposta proprio su quel Mediterraneo che vien descritto da Lazzari come un “continente liquido che unisce invece di dividere”.
La parte più interessante dell’evento è stato comunque il dibattito tra lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco e il suo collega turco Iskender Pala, il quale secondo il presidente del centro studi Vox Populi di Trento Ermanno Visintainer è un autore molto più rappresentativo della cultura turca di tanti nomi più celebri. Pala, celebre autore di romanzi storici e collaboratore nel quotidiano Zaman, ha paragonato Istanbul ad una serie di ‘cartelle’ dal contenuto e i colori diversi tra loro, una metafora per raccontare la sovrapposizione di culture (greca, bizantina, ottomana e repubblicana) che l’hanno attraversata lasciando ognuna una propria traccia. E questo retaggio in Turchia non viene considerato noioso o trascurabile come accade da queste parti, ma una fonte di ricchezza che aiuta a costruire la propria identità, che è fondamentalmente un’identità mediterranea che si trova facilmente a suo agio in paese altrettanto proiettato su questo mare come l’Italia.
L’interesse vivace che la storia gode in Turchia è solo uno dei motivi per cui uno scrittore come Pala ha successo. Secondo lui infatti non basta solo rievocare l’evento storico, ma accompagnarlo con elementi come l’amore e l’avventura che non servono soltanto ad intrattenere, ma conservano l’elemento umano e interiore che per Pala è la cosa più importante anche per costruire un dialogo. Lo scrittore ritiene che la cosiddetta ‘ossessione del possesso’ sia stata la causa principale di tanta incomprensione nel passato, quando alla fame dello stomaco si dovrebbero invece contrapporre le più nobili fame d’amore del cuore, fame d’informazioni della mente e fame di ideali dello spirito. Questo perché come diceva anche il celebre poeta del XIV secolo Yunus Emre – che dà il nome anche ad una serie d’istituti culturali turchi nel mondo come il Cervantes o il Goethe, di cui uno verrà inaugurato proprio domani a Roma – “l’anima resta, mentre la pelle e il corpo muoiono”.
L’identità è il tratto che accomuna Pala allo scrittore Pierangelo Buttafuoco, che ha una discreta produzione sul rapporto Occidente-Islam con i libri L’ultima del diavolo, Cabaret Voltaire e Il lupo e la luna, quest’ultimo che vede protagonista l’italiano Scipione Cicala, servitore del sultano ottomano realmente esistito. Per Buttafuoco il solo modo per trovare se stessi è proprio quello di confrontarsi con sensibilità anche molto diverse, perché in questo cammino a prevalere non sono tanto gli ostacoli che siamo destinati ad incontrare ma il senso di comunanza con gli altri uomini. Ad esempio si riconosce molto nella profondità degli ideali di Pala, che è capace di riconoscere il vero valore della cultura a differenza di chi fa prevalere l’”uniforme bruttezza” del materiale, raccontando a tale proposito di come l’urbanizzazione della Palermo negli anni Settanta abbia trasformato una città ricca di varietà storica (con influssi anche saraceni) in un luogo pieno di grigi palazzi che come diceva Heidegger sono degli ‘scaffali’ buoni solo ad archiviare le esistenze.
Nell’incontro si capisce dunque che il rapporto culturale è un elemento determinante per approfondire il dialogo reciproco e superare le barriere imposte da quella che il Prorettore Vicario Antonello Biagini ha definito la ‘storia del pregiudizio e dei luoghi comuni’. Solo una lettura comparata della storia, a cui possono dare un contributo non indifferente autori di romanzi storici come Pala o Buttafuoco, ci può dare gli strumenti per comprendere meglio l’altro e allargare le nostre prospettive in un mondo sempre più simile alle caleidoscopiche polis com’erano Roma e Istanbul ai tempi del loro più grande splendore.

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