Nolan’s Trilogy: uno sguardo d’insieme

batmanPerché i pipistrelli, signor Wayne?
Perché mi fanno paura. Che li temano anche i miei avversari.” (Alfred e Bruce).

In attesa della nuova versione targata Zack Snyder (2016) osserviamo con attenzione  i tre capolavori di Christopher Nolan.  Questa nuova visione di Batman, ripensato in chiave più realistica e moderna, offre, ora che è ufficialmente conclusa, la possibilità di un’analisi approfondita della storia sia nel suo insieme sia se considerata nella sua natura tripartita.

La cura dei dattagli e la stupefacente capacità di stupire lo spettatore con continui colpi di scena fanno di questa serie una delle più stilisticamente riuscite dell’ultimo decennio.

I temi quali la vendetta, la paura, l’inganno, il tormento interiore, il confine tra realtà e illusione sono stati incarnati non solo dall’oscuro protagonista ma dallo Spaventapasseri, dal Joker e da Bane (voluto da Nolan per creare una sfida per Batman con un villain che lo mettesse alla prova non negli ideali ma nel fisico e nella forza, ma anche per la diversità con Joker) nemici diversi, letali ed eterogenei.

Ma quale tipo di oscurità ha affrontato Batman in questa storia? Abbandonate le fumettistiche e oniriche visioni Burtoniane del personaggio (il terzo e quarto episodio di quella sfortunata serie non meritano nemmeno una recensione) Nolan ha trasfigurato in una fredda concrettezza due tipi di male. Il primo, quello rivoluzionario ed ideologico, è di Ra’s al Ghul e della Setta delle Ombre (rivoluzione che nel terzo capitolo avverrà grazie a Bane anch’egli collegato al gruppo terroristico) e un male interno, il cancro dell’avidità e del caos: la criminalità organizzata di Gotham col suo fiore all’occhiello, il Joker.

Questo eccezionale personaggio è il rappresentante di una follia perversa ed evoluta, tanto concreta e surreale al tempo stesso, è incarnazione del male “autolesionista” della città che la Setta delle Ombre avrebbe voluto estinguere a suo modo, senza nessuna diversificazione da individuo a individuo. Questo filone tematico che nasce esterno alla realtà di Gotham rende in definitiva collegati il primo e il terzo capitolo.

Joer-cartaLa seconda parte è dunque un viaggio introspettivo all’interno del male cittadino, senza intromissioni. Nella rappresentazione di Nolan questo mostro, tanto concreto quanto “invisibile”, non ha più le fattezze di Burtoniana maniera (un clown dal grottesco e artistoide aspetto) ma una metafisica non esistenza identitaria dove possano regnare solo caos, anarchia e distruzione di un ordine precostituito. Tutto questo senza nessun piano, senza nessuno scopo idealistico: “Sono come un cane che insegue un automobile. La inseguirò di continuo, ma quando la prenderò non saprò cosa farmene“.

Ma dopo aver sconfitto un’anarchia che nasce dal sistema (Due Faccie è l’emblema della corruzione) nel terzo e ultimo episodio Batman ne affronta una ancora più pericolosa: quella rivoluzionaria e idealistica che non esprime se stessa con quel tocco di “signorile” distacco (come nel primo episodio) ma si incarna in una montagna di muscoli chiamata Bane.

imagesPersonaggio di poche parole ha molti punti in comune col Pinguino Burtoniano: la vendetta e un esilio forzato, la solitudine, l’amore e l’abbandono sono le forze che muovono il loro dolore. Ciò che invece contraddistingue Bane dal Joker sta appunto nella profondità del movente criminale che ne Il Cavaliere Oscuro-il ritorno ci è immediatamente chiaro. Questo è forse il motivo per cui, nel complesso, l’interpretazione del grande Heath Ledger nel secondo episodio è assolutamente insuperabile. Bane rispetto al “suo” Joker da certamente più punti di riferimento allo spettatore che in qualche modo riesce così a contestualizzarlo. La Setta delle Ombre e il comune passato con Ra’s al Ghul lo rendono più umanamente concepibile, legandolo strettamente alla storia di Bruce Wayne. Joker, invece, è il puro male nato non si sa dove, non si sa quando, è l’incarnazione di un’entità astratta.

In queste tre pellicole il confine tra l’illusione fumettistica di Batman e l’iperrealismo di un male concreto è rappresentato della follia. Metafora della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata che rappresentano minacce interne ed esterne al “sistema mondo”.

Non è in dubbio, in conclusione, che un lavoro così introspettivo e accurato abbia creato qualcosa di cinematograficamente significativo. Questa intuizione realizzativa, tuttavia, non mancherà di inevitabili critiche, David Cronemberg ha affermato: “Il miglior film di Christopher Nolan è Memento, e quello è un film interessante. Non credo che i suoi film di Batman siano neanche la metà di quanto fosse interessante quel film, nonostante siano 20 milioni di volte più costosi. Le cose interessanti che sta facendo sono a livello tecnico, girando in IMAX e 3D. È davvero complicato e difficile da fare. Ne ho letto su American Cinematography Magazine, e tecnicamente è tutto molto interessante. I suoi film di Batman, per me, sono però piuttosto noiosi“). Sicuro è che la versione dell’uomo pipistrello di  Nolan è in grado di trasformarsi in un cult-movie di questi tempi, sulla scia delle grandi trilogie degli indimenticabili anni ’80.

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