Egitto – Anniversario di sangue

20140124-185446.jpgDomani saranno tre anni esatti da quando gli egiziani in rivolta a piazza Tahrir fecero cadere il loro faraone Hosni Mubarak. Ma non c’è nulla da festeggiare e questo non soltanto perché l’Egitto di oggi non ha mantenuto quasi nessuna delle promesse di democrazia di allora.
C’è da festeggiare ancora meno nella capitale Il Cairo, dove una serie di attentati scatenati oggi in vari punti della capitale ha provocato la morte di almeno dodici persone e il ferimento di parecchie centinaia.
L’inferno è cominciato questa mattina davanti al quartier generale della polizia, quando il conducente di un pick up avvicinatosi davanti all’edificio si è fatto esplodere, falciando quattro persone e ferendone oltre settanta. Mentre la polizia e i media accorrevano ancora sulla scena, altre due esplosioni rivolte sempre contro obiettivi legati alla polizia avvenivano nei quartieri occidentali di Dokki e Giza. Infine ancora nel quartiere di Giza un’ultimo attacco davanti ad un cinema ha ucciso un’altra persona.
Nonostante i media abbiano indicato come mandante degli attentati un gruppo legato ad al-Qaeda chiamato i Campioni di Gerusalemme (Ansar Beit al-Maqdis) tra la popolazione sta montando una rabbia feroce contro quelli che sono diventati il caprio espiatorio di ogni recente violenza: i Fratelli Musulmani (al-Ikhwan). Questi ultimi da parte loro negano ogni responsabilità e si uniscono alle condanne per la violenza, anche se la situazione tra gli al-Ikhwan e il governo militare resta più tesa che mai.
Nei prossimi giorni dovrebbero finalmente iniziare i processi che vedono implicato l’ex presidente Mohammed Morsi. Al momento sono quattro i giudizi che pendono su di lui. Il 28 gennaio ad esempio inizia quello che lo accusa di esser fuggito dal carcere di Wadi El-Natroun durante i disordini della rivolta contro Mubarak, circostanza per la quale è accusato anche dell’uccisione di alcuni poliziotti. Seguono l’accusa di aver favorito nel dicembre 2012 l’uccisione di alcuni manifestanti che si trovavano davanti al palazzo presidenziale e quella per spionaggio e cospirazione internazionale, di cui si terrà la prima udienza a metà febbraio.
Se Morsi dovesse essere condannato in tutti i processi o buona parte di essi, ciò metterebbe la parola fine alla la sua carriera politica e forse anche terrena, visto che per lo spionaggio è prevista la pena di morte. Una situazione che i suoi sostenitori non hanno mai accettato e per questo continuano a protestare per le strade incontrando l’accanita resistenza delle forze di sicurezza.
Non è bastato a calmare gli animi neppure il referendum che ha da poco approvato la nuova Costituzione, un insieme di norme che dietro il maquillage secolare non intaccano minimamente gli enormi privilegi e poteri della casta militare. Inoltre pare essere molto probabile la candidatura alle prossime presidenziali dell’uomo forte dei militari, il generale al-Sisi, nel pieno rispetto della tradizione inaugurata dall’Egitto nasseriano in poi. Già, nel terzo anniversario di piazza Tahrir c’è proprio ben poco da festeggiare.

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