La Tana alla presentazione di Limes – Polonia, l’Europa senza euro

LimesMentre in Ucraina si continua a combattere in strada per il futuro della collocazione in Europa, oggi a Roma si è tenuto un interessante dibattito all’Istituto polacco di Roma per presentare l’ultimo numero della rivista di geopolitica Limes: Polonia l’Europa senza euro.

L’incontro che si è svolto intorno alle 17.30 ha visto nell’ordine l’intervento dell’ambasciatore polacco Wojciech Ponikiewski, l’ex ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema, l’ex premier e ministro degli Esteri polacco Wlodzimierz Cimoszewicz e l’amministratore delegato di Finmeccanica Alessandro Pansa. Tutti e quattro erano moderati dal direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo. Moltissimi gli spunti su un paese che a dispetto della scarsa attenzione dei media riveste comunque un ruolo di prim’ordine in Europa e non solo.

Il primo a parlare è stato come ho già detto l’ambasciatore Ponikiewski, secondo cui non è stato dedicato il giusto approfondimento all’integrazione polacco-tedesca come indica il sottotitolo in copertina ‘Dentro l’economia tedesca’. In particolare secondo Ponikiewski è importante il cambiamento avuto nella percezione reciproca, dove il polacco ad esempio non è più visto come una persona sciatta.

L’ambasciatore mette invece in guardia sui giudizi circa l’eventuale cambio politico con le prossime elezioni, ridimensionando a questo riguardo il pericolo populismo rappresentato dai conservatori di Diritto e Giustizia (Pis) che in Polonia non sarebbero comunque paragonabili ai lepenisti o i leghisti. Questo perché nel paese nonostante la consapevolezza della propria potenza esiste un forte senso di comunità con i vicini, con i quali ci si vuole rapportare in modo consensuale e non egemonico.

È seguito poi il lungo (oltre mezz’ora) commento Massimo D’Alema che ha spaziato su ogni aspetto della tematica. Secondo l’ex ministro degli Esteri, la Polonia si può tranquillamente annoverare tra i grandi dell’Unione. Le sue prestazioni economiche, migliori persino di quelle tedesche che registrano una preoccupante flessione nelle esportazioni, la rendono il caso di maggior successo nell’allargamento dell’Ue del 2004. Rispetto a Varsavia negli altri paesi dominano infatti difficoltà d’integrazione e populismi come quello ungherese che renderebbero oggi impossibile una loro integrazione e per questo complicano i rapporti interni.

D’Alema si mostra comprensivo per lo scetticismo polacco verso l’eurozona, che nel periodo di crisi difetta di governance e politiche di compensazione. Ciò nondimeno impone ai polacchi di non remare contro l’euro, pena la fine del proprio miracolo economico che in fondo si sostiene proprio grazie alla salute dell’Europa. Una responsabilità che non è da dare per scontata vista che Varsavia si preoccupa di più alla sua appartenenza Nato in chiave antirussa. Per questo è necessario superare i vecchi complessi di accerchiamento per rafforzare l’Unione in modo da poter fronteggiare le pretese di Mosca tutti insieme. Una minaccia in tal senso secondo D’Alema verrebbe da un indebolimento comunitario che seguirebbe una vittoria euroscettica alle prossime elezioni europee.

È venuto poi il turno dell’ex premier Cimoszewicz, accompagnato da un’interprete, che ha ribadito l’importanza di approfondire la comprensione reciproca, soprattutto da parte occidentale che tende a leggere gli eventi solo con la propria lente. Solo così si può avere la speranza di recuperare terreno in un futuro destinato comunque a ridimensionare la posizione europea nel mondo.

Cimoszewicz, che è stato professore di diritto internazionale, ha spiegato infatti che negli ultimi anni buona parte della crescita mondiale viene da paesi che non fanno parte di quelli cosiddetti sviluppati. Un mutamento che come stanno preannunciando gli eventi recenti avrà ovvie conseguenze a livello non solo economico, ma anche sociali.

L’ex premier ha poi rassicurato anche lui sul fenomeno populismo, al quale non bisogna prestare troppa attenzione perché in fondo la maggioranza dei polacchi apprezza le libertà che hanno guadagnato con l’ingresso nell’Unione, gli altri paesi devono al contrario valorizzare la capacità polacca di rimboccarsi le maniche. Per rendere più chiaro il concetto ha raccontato di un simpatico aneddoto sui primi anni della Polonia post-socialista: i politici nell’affrontare la ricostruzione prospettavano due alternative: un miracolo della Vergine Maria oppure un miracolo costruito con le loro sole forze, ciò che poi è effettivamente avvenuto sebbene se ne rendano conto più gli stranieri che gli stessi polacchi.

L’ultimo ad intervenire è stato Alessandro Pansa, amministratore di Finmeccanica, un’industria che ha investito molto nel paese con 150 milioni di euro e 4.000 impiegati. Pansa ha spiegato che in Polonia di sono stati tre aspetti che lo hanno stupito più di tutti: la rapida evoluzione di un ordinamento liberale in un area ad essa relativamente estranea; il peso importante di Varsavia nonostante il suo essere fuori dall’eurozona; la chiarezza delle politiche economiche che hanno privilegiato la richiesta d’investimenti stranieri che vengono principalmente da Stati Uniti, Germania, Regno Inito e Italia.

Secondo Pansa tuttavia quest’ultimo punto rivela anche le debolezze dell’economia polacca, che se non vengono affrontate in tempo possono affossare i vantaggi che gode tuttora. La priorità va data dunque a iniziative che facciano maturare l’industria interna, modernizzando i quadri gestionali e sviluppando un mercato interno che andrà così a bilanciare degli squilibri che al momento sono solo una minaccia in germe.

Un paese pienamente convinto di essere europeo che deve superare i propri traumi passati per meglio dialogare con i propri vicini, non dimenticando di riflettere sui vizi strutturali della propria crescita. Questo è il quadro che emerge da quest’incontro sulla Polonia, un paese che come ha detto il direttore di Limes Lucio Caracciolo è molto più importante di quello che sembra e che grazie al suo ruolo di ponte – il che non lo rende assolutamente una periferia- tra ovest e est può condizionare non solo il rapporto con i paesi ancora ai confini dell’Unione, ma aiutarli a maturare a loro volta una maggiore sensibilità verso diritti umani e stabilità. Si dice che pochi giorni prima della caduta del muro durante la visita di Helmut Kohl, i polacchi lo sentissero nell’aria, mentre il cancelliere ne rideva ancora al pensiero dicendo che ciò non sarebbe avvenuto “prima che i cactus non fossero cresciuti sulle loro tombe”. A dimostrazione di quanto i polacchi sappiano vedere lontano.

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