Thailandia – Bangkok Shutdown. I manifestanti pronti a bloccare il paese

20140113-171402.jpgLa protesta antigovernativa in Thailandia ha raggiunto un nuovo livello di esasperazione. Da oggi i manifestanti hanno iniziato uno sciopero destinato a durare un intero mese. Lo scopo di quello che o media hanno battezzato come ‘Bangkok shutdown’ è di costringere la premier Yongluck Shinawatra a uscire di scena prima delle elezioni previste il prossimo 2 febbraio. Uno dei leader della protesta, Suthep Thausuban parla di: “Golpe del popolo, che non ha bisogno dell’aiuto dei militari”. Eppure proprio quest’ultimi come in Egitto stanno giocando un ruolo non indifferente.
Le strade della capitale thailandese sono state subito invasa da decine di migliaia di persone, che hanno tagliato la corrente in vari punti della città e hanno occupato le principali arterie stradali e alcuni uffici governativi, com’era già accaduto nelle proteste di novembre. Le agitazioni di allora causate da un tentativo del primo ministro di far rientrare il fratello ex premier esiliato Thaksin, avevano costretto la Yongluck a sciogliere le Camere e a indire nuove elezioni che però non hanno calmato per nulla la protesta popolare.
L’opposizione chiede infatti l’istituzione di un ‘Consiglio del popolo’, una sorta di governo tecnico che gestisca una transizione politica dove la famiglia Shinawatra non abbia più posto. Il terzo attore di quest’agitazione politica, l’esercito – responsabile di feroci repressioni e numerosi colpi di Stato in passato – ha mantenuto finora una cauta neutralità nei confronti della contestazione.
Purtroppo il passato – con l’esempio recente dei militari egiziani – fa interpretare la posizione dei generali più come una mossa finalizzata alla conservazione che una sincera convinzione per il nuovo vento democratico. All’élite militare, e con lei quella aristocratica che gravita intorno all’anziano re Bhumibol (sul trono dal lontano 1946…), l’idea di togliere di mezzo gli Shinawatra in fondo non gli dispiacerebbe più di tanto.
Una delle ragioni di questo disinteresse ha origine dallo studio del governo della Yongluck di una riforma del Senato, il quale secondo l’attuale legge thailandese viene composto per metà da elezioni a suffragio universale, ma per l’altra metà da una specie di Commissione controllata dagli Ammat, ovvero i membri dell’élite vicina agli ambienti militari e della cerchia reale. Una situazione che di fatto garantisce ai poteri forti un diritto di veto permanente a qualsiasi riforma possa minacciare lo status quo.
Per questo la Yongluck ha pensato di rendere la Camera Alta totalmente eleggibile a suffragio universale, in modo anche da consolidare il proprio consenso elettorale. L’iniziativa avrebbe però scontentato la casta, facendole accettare di buon grado la ribellione anti-Shinawatra invece di reagire con la consueta durezza dei quasi venti golpe che hanno contraddistinto la storia recente della Thailandia senza mai toccare il longevo sovrano.

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