Cuba – Le 300 riforme di Castro

L’ultima novità annunciata da Cuba potrebbe stravolgere uno dei tratti caratteristici dell’isola. Tra poco tempo sarà possibile acquistare un’automobile senza l’autorizzazione governativa, estendendo un mercato finora limitato solo al listino precedente all’embargo degli anni sessanta.

Addio dunque alle sgargianti Pontiac o Buick, alle vecchie Ford o Chrysler senza le quali le strade dell’Avana non sarebbero quelle che abbiamo imparato a conoscere? Forse visto che con l’attuale reddito medio dei cubani ci vorrà ancora un bel po’ di tempo prima di ritrovarli sommersi di Peugeot 208, Toyota Yaris, Opel Corsa e chissà quant’altro. Ma la strada imboccata dal fratello di Fidel per aprire uno degli ultimi regimi comunisti al mondo si profila abbastanza promettente.


Dal 2011 il governo di Raul ha spinto verso la liberalizzazione di vari settori, a cominciare dal passaggio delle grandi proprietà agricole in mano allo statoi in usufrutto alle famiglie di agricoltori che potranno decidere cosa coltivare e vendere. 

Un altro passo in avanti è rappresentato dalla possibilità per i piccoli imprenditori di assumere direttamente i loro dipendenti, seguita da leggi che semplificano la compravendita di elettrodomestici e anche delle case. C’è poi la norma varata lo scorso gennaio che consente ai cubani di soggiornare all’estero muniti soli di visto e passaporto fino a 24 mesi. La novità, che prevede comunque alcune restrizioni per determinate professioni o ragioni di sicurezza nazionale, aveva attirato l’attenzione dei media grazie anche al caso della famosa blogger dissidente Yoani Sanchez che dopo anni di inutili tentativi ha potuto finalmente lasciare Cuba. 

Adesso siamo alla volta delle auto, l’ultima delle cosiddette ‘300 riforme’ che Castro ha annunciato per far uscire il suo paese da decenni di pericoloso isolamento. Certo, non è tutto oro quello che luccica. Ad esempio per quanto riguarda le automobili lo Stato conserverà ancora una sorta di monopolio nel loro commercio e si prevede anche una tassa sull’acquisto destinata a risollevare i trasporti pubblici. 

Permangono inoltre numerosi scogli da superare per consentire alla spossata economia cubana di ricominciare a correre, tra cui l’abolizione del tedioso sistema dei doppi cambi che il governo ha detto di voler iniziare ad implementare. Ciò prevede l’esistenza di una valuta, il peso, con cui vengono pagati i salir e alcuni prodotti e servizi di base, e del peso convertibile (Cuc) che serve a comprare ad esempio le merci d’importazione, ma che essendo indicizzato al dollaro americano vale 25 volte più del normale peso. 

Per compiere da soli queste ed altre transizioni non indolori servirà molto tempo. Certo, se finisse l’embargo americano le cose sarebbero più semplici. Ne avranno fatto parola Obama e Castro si sono stretti la mano ai funerali di Mandela?

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