Sud Sudan – Kiir e Machar ad un passo dalla guerra civile

20131218-085433.jpgQuando si parla di Salva Kiir viene subito alla mente il suo sorriso giovale e l’inconfondible enorme cappello da cowboy nero che lo fa sembrare più un proprietario di un ranch che il presidente del più giovane Stato africano, il Sud Sudan nato appena due anni e mezzo fa.
Ma quando Kiir è comparso lunedì pomeriggio alla stampa il suo viso era molto più grave del solito come pure il suo abbigliamento con uniforme mimetica da militare. Fino a poche ore prima nelle strade della capitale Juba si stava combattendo una battaglia tra i seguaci di Kiir e il suo rivale Riek Machar. Una guerra che accompagna il paese da prima dell’indipendenza e che si aggiunge alla miriade di problemi che rischiano di trasformare il Sud Sudan in uno dei tanti stati falliti della regione.
La rivalità tra Kiir e Machar si è esacerbata dopo l’espulsione del secondo dalla carica di vicepresidente, un ruolo da cui Machar ha lavorato per competere in modo sempre più plateale con Kiir per il controllo del loro partito, il Movimento per la Liberazione del popolo sudanese (Splm). Il punto di non ritorno era stato raggiunto proprio quando il vicepresidente aveva dichiarato in estate di voler concorrere alle presidenziali del 2015, scatenando così le ire del capo dello Stato che lo ha cacciato assieme a tutti i suoi ministri di governo.
Da allora lo scontro politico è degenerato fino alla violenza armata com’è accaduto ieri quando dei soldati fedeli a Machar hanno sparato a Juba in occasione un incontro dell’Splm e contro alcune postazioni militari iniziando dei combattimenti che sono durati quasi un’intera giornata. Mentre il bilancio resta ancora sul vago (si parla di diversi feriti e forse di morti), il presidente Kiir ha annunciato l’entrata in vigore di un coprifuoco che durerà dalle 18.00 alle 6.00 del mattino.
Purtroppo come capita spesso in questi paesi africani dai confini tracciati secondo le linee artificiose degli ex dominatori coloniali la rivalità tra Kiir e Machar tira in ballo anche questioni di sangue. I due protagonisti appartengono infatti a due diverse tribù sud sudanesi, rispettivamente i Dinka e i Nuer che già prima dell’indipendenza del paese ha seminato morte e distruzione. I Nuer in particolare soffrono l’egemonia dei Dinka, che sono numericamente superiori e contro i quali non hanno esitato a schierarsi con gli antichi nemici sudanesi durante la guerra degli anni Novanta che ha poi portato alla secessione da Khartoum.
Alla vigilia dell’indipendenza sembrava che i Dinka e i Nuer avessero finalmente trovato un’intesa per governare insieme come aveva dimostrato appunto la nomina alle due più altre cariche dello Stato di un membro per ciascuna etnia. Poi i fatti degli ultimi sei mesi hanno dimostrato come l’odio latente sia riuscito ad avere facilmente la meglio sugli interessi nazionali e come il pericolo di una guerra civile sia ogni giorno più vicino che mai.

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