India – Diritti gay, la Corte Suprema riporta le lancette indietro di 150 anni

Alla fine in India ha vinto l’intolleranza. Quattro anni dopo la sentenza dell’Alta Corte di Delhi che aveva aperto la strada verso l’abrogazione dell’articolo 377 del Codice penale. Questa legge che risale all’epoca del dominio britannico e puniva chiunque avesse rapporti omosessuali con ben dieci anni di reclusione o addirittura l’ergastolo, un comportamento che secondo i giudici della capitale non costituiva più reato.

Questo fino a quando la Corte Suprema non ha deciso di far fare marcia indietro al paese, giudicando il verdetto incostituzionale scatenando un enorme delusione tra una comunità gay che in casa non gode certo di un vento favorevole.


Secondo la Corte Suprema l’abrogazione dell’articolo 377 deve passare necessariamente attraverso il Parlamento, dove almeno da parte del Partito del Congresso Indiano (PCI) che guida il governo dovrebbe esserci disponibilità ad abolire un legge che la stessa Sonia Gandhi, presidente del PCI, definisce “arcaica”.

All’orizzonte incombe tuttavia l’ombra del partito di centodestra Bharatya Janata, che ha vinto recentemente le elezioni amministrative e si oppone fortemente ai diritti gay, come pure buona parte della popolazione secondo cui l’essere omosessuali è da considerare un tratto “contrario alla cultura indiana”. La comunità lgbt – che da qualche mese ha aperto anche una propria radio di cui abbiamo già discusso qualche mese fa – promette di dare battaglia sperando che il governo non ceda alla tentazione di non sbilanciarsi troppo in vista delle prossime elezioni parlamentari, previste nella primavera del 2014.

P.S.

Brutte notizie per i gay anche dall’Australia e sempre da parte di una Corte Suprema che ha dichiarato incostituzionale la legge dell’Assemblea legislativa di Camberra a favore dei matrimoni gay. Tutte da annullare dunque le quasi trenta unioni celebrate in questi giorni nella capitale australiana. La parola passa dunque al Parlamento, l’unico organo che secondo i giudici ha la potestà di legiferare su questo tema, anche se l’opposizione del premier conservatore Tony Abbott (a cui il fatto di avere una sorella lesbica non influisce minimamente sulla sua opinione) pare destinato a sottoscrivere la decisione dei magistrati.

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