Siria – L’incognita dello smaltimento delle armi chimiche

20131211-134819.jpgAll’indomani dell’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Russia sullo smantellamento dell’arsenale chimico di Bashar al-Asad, la comunità internazionale si è affrettata a salutare questa proposta come un’inaspettata ancora di salvezza. Per Obama era l’unico modo di evitare un conflitto impopolare e dagli esiti molto incerti; a Putin (il principale promotore dell’idea) ciò ha consentito di guadagnarsi un po’ di prestigio ed evitare la perdita di un importante alleato regionale; infine ai principali rivali del Golfo (Israele, Arabia Saudita, Iran) non è dispiaciuto il mantenimento di un caos che in fondo garantisce molta più stabilità di un accelerato cambio di regime. Ma nonostante siano già passati alcuni mesi la situazione nonostante la minore attenzione dei media è ben lungi dall’essere migliorata.
Per ora il trasferimento delle armi chimiche è rimasto sostanzialmente ad un punto morto. Il primo ostacolo è stato quello di non essere riusciti a trovare nessun paese NATO disposto ad accogliere un carico così scottante che sarebbe stimato a più di mille tonnellate. La scelta sembrava essere caduta sull’Albania che però ha rifiutato dopo le massicce proteste di una popolazione ovviamente ostile all’idea di essere considerata una specie di ‘discarica internazionale’.
Si è fatta allora strada l’ipotesi di smaltire l’arsenale a bordo di apposite navi, dove attraverso una reazione chimica conosciuta come idrolisi si scinderebbero le molecole delle sostanze chimiche per concentrarle in acque di scarico che verrebbero successivamente imballate in migliaia di contenitori.
Sulla carta il programma di smaltimento non presenta dunque particolari insidie, sebbene rimanga un problema sostanziale ovvero come trasportare le armi chimiche in quella che dopo quasi tre anni di violenze è diventata una terra di nessuno con almeno sette milioni di rifugiati, di cui una buona parte è composta da bambini. Per le fazioni in campo gli accordi presi tra i grandi non hanno infatti cambiato granché la situazione e da ogni parte si continua a commettere ogni genere di nefandezza. Vita facile anche per i più sempre pericolosi gruppi terroristici come dimostrano il recente rapimento di alcune suore del convento di Santa Tecla, nel villaggio Maalaula che si trova a 60 km da Damaraco, o di quello che ha interessato i giornalisti del quotidiano spagnolo El Mundo, Javier Espinosa e Ricardo Garcia Vilanova.

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