Repubblica Centrafricana – Hollande e la Francia neoimperiale

Prima gli affari e poi la guerra. Dopo aver accolto centinaia di imprenditori francesi e africani a Parigi per discutere di cooperazione economica, il presidente François a Hollande torna infatti ad indossare il tricorno per lanciare una nuova “campagna umanitaria” in Africa, questa volta nella Repubblica Centrafricana che dalla caduta del presidente François Bozizé lo scorso marzo è precipitata in un caos ormai fuori controllo.

Un Eliseo (Sarkozy o Hollande, il colore politico nn cambia la sostanza) che si presenta molto più guerrafondaio del peggior Bush jr. se consideriamo che questo è il quarto intervento armato negli ultimi due anni e mezzo dopo la Costa d’Avorio, la Libia e il Mali che nel migliore dei casi hanno prodotto in questi paesi finora ‘solo’ uno stallo politico.

Il casus belli che ha scatenato le ire di Hollande è stato il recente massacro avvenuto nella capitale Centrafricana Bangui, dove sono stati registrati almeno un centinaio di morti per gli scontri che oppongono i sostenitori del decaduto Bozizé e i miliziani islamisti-radicali del gruppo Seleka schierata al fianco del neo presidente Michel Djotodia.

Temendo lo scoppio di una vera e propria guerra civile, l’ONU ha allora immediatamente approvato un mandato per consentire alla Francia di aumentare il proprio contingente (stimato a 650 uomini) allo scopo di ripristinare un ordine pubblico che né Djotodia e del premier Nicolas Tiangaye sembrano più in grado di garantire.

Ancora una volta è dunque lo spettro di una guerra civile a far tornare l’esercito transalpino in quella che un tempo era la sua sfera d’influenza – una condotta per la quale è stato coniato un termine apposito conosciuto come Françafrique – sebbene in queste crisi esista un altro elemento in comune e non meno significativo. Dietro lo slancio di fratellanza esiste anche un chiaro interesse economico rappresentato dalle risorse di cui dispongono questi paesi che in ogni caso rischiavano di finire in mano a forze ostili (in Libia lo spietato colonnello Gheddafi, in Mali e nella Repubblica ai terroristi islamici).

Anche la Repubblica Centrafricana infatti abbonda di risorse importantissime come uranio, oro e diamanti che assieme a potenziali progetti d’investimento ed infrastrutture concordati con un governo spinto da eterna gratitudine per il suo intervento darebbero parecchia soddisfazione all’economia di Parigi. Certo, visti i precedenti la Francia non ha dimostrato di essere un garante di pace particolarmente brillante. Il collasso libico è sotto gli occhi di tutti, mentre in Mali la ripresa delle ostilità del movimento tuareg MNLA e l’arresto del popolare colonnello Amadou Sanogo – autore del colpo di Stato che estromise il presidente Touré dopo che questi aveva fallito nel contrastare le rivolte nel Nord del paese – stanno mettendo a dura prova la stabilità raggiunta dopo lo strabiliante contrattacco lanciato dai francesi contro gli islamisti nell’Azawad secessionista.

 

 

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