Ucraina – Berkut, la mano nera di Yanukovich

Dopo mesi di strapotere politico del presidente Yanukovich e della sua cerchia, il suo no all’accordo con l’Unione Europea è stato come la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni infatti la situazione in Ucraina si è fatta a dir poco incandescente al punto da rievocare l’atmosfera della Rivoluzione arancione di nove anni fa, quando sempre Yanukovich dopo aver vinto le elezioni presidenziali facendo un evidente uso di brogli venne costretto a rinunciare da una travolgente manifestazione di piazza guidata da Viktor Jushenko e Julia Tymoshenko.

Con uno slancio ancora più violento di allora, i manifestanti hanno preso d’assalto le principali piazze di Kiev e gli edifici governativi chiedendo la dimissioni di Yanukovich e del premier Azarov. Gli scontri con la polizia hanno causato finora centinaia di feriti anche a causa dell’ingresso tra le forze di sicurezza dei temutissimi agenti antisommossa conosciuti come Berkut.

I Berkut, che devono il proprio nome da una particolare razza di aquila reale nella regione, sono nate da una costola delle unità antiterrorismo sovietiche (poi russe) O.M.O.N. che erano state istituite in occasione delle Olimpiadi di Mosca del 1980 per evitare il ripetersi di tragedie come quella di Monaco 1972, vero e proprio spartiacque nella lotta al terrorismo. Poi con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, il neonato governo indipendente dell’Ucraina ha deciso d’istituire questo corpo che come l’O.M.O.N. dipende direttamente dal Ministero dell’Interno.

Oltre a questa mansione i Berkut si occupano anche di proteggere di persone la cui incolumità può essere in qualche modo minacciata (come i testimoni di un processo) e di operazioni per mantenere l’ordine pubblico in eventi come concerti, parate o manifestazioni. Fin qui dunque il loro ruolo non ha nulla di strano su quanto sta accadendo nel paese.

Eppure negli ultimi anni i Berkut hanno iniziato a mostrare evidenti segni di collusione con il potere costituito, specialmente dopo la vittoria di Yanukovich alle presidenziali del 2010, il quale ha approfittato della sua rivincita per rafforzare considerevolmente i poteri del presidente. Uno delle misure più significative di questo accentramento è stato proprio il controllo diretto del capo dello Stato dei Berkut, che sono diventati una specie di ‘guardia pretoriana’ eseguendo in più di un’occasione degli ordini più che discutibili.

Tra questi ricordiamo l’allontanamento degli oppositori dai luoghi bersaglio delle loro proteste, l’intimidazione durante gli appuntamenti elettorali come alle elezioni parlamentari dell’ottobre 2012 oppure persino la repressione dei sopravvissuti di Chernobyl che si lamentavano dei tagli alle loro pensioni. Per ultimo il loro coinvolgimento negli scontri recenti a Kiev in un paese pericolosamente in bilico tra voglia di emancipazione e democrazia e rassicuranti quanto nostalgiche pulsioni autocratiche.

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