Cina – Il grande gioco del Pacifico

PacificoNei cieli del Pacifico si respira un’aria molto pesante, quasi da guerra. Nell’arco di ventiquattr’ore il Mar Cinese Orientale è stato prima sorvolato da due bombardieri americani B52, a cui la Cina ha risposto facendo salpare poco dopo dal porto di Qingdao la sua unica portaerei (comprata dall’Ucraina) chiamata Liaoning. Tutto questo per due rocce in mezzo al mare per le quali la Cina e il Giappone stanno litigando da anni, facendo vacillare una pace che si credeva forse troppo presto consolidata.

L’episodio non è che una nuova puntata della contesa delle isole Senkaku/Diaoyu, un gruppo di isolotti che il Giappone ha strappato alla Cina dopo la prima guerra sino-giapponese di fine Ottocento e che adesso viene reclamata da Pechino con un’insistenza quasi più forte di quella mostrata verso Taiwan. Questo particolare interesse non deriva soltanto dalla minore difficoltà di rivendicare un arcipelago che rispetto ad un territorio alleato dell’Occidente e con una tradizione politica del tutto diversa è apparentemente insignificante. A dire il vero le Senkaku/Diaoyu non sono poi neppure così insignificanti visto che si trovano in un’area dalle grandi potenzialità per lo sfruttamento degli idrocarburi offshore. Da qui si capisce come il loro possesso garantisca il controllo di un area strategicamente importante sia dal punto di vista economico che militare. 

Partendo da quest’ultimo aspetto la Cina, con una mossa a sorpresa che ha fatto infuriare tutti i suoi vicini, ha istituito una cosiddetta ‘zona d’identificazione per la difesa aerea’ che comprende anche le suddette isole. In men che non si dica è arrivata la risposta dall’Australia che ha convocato per protesta l’ambasciatore cinese a Canberra. 

Anche il diretto interessato, il Giappone, non ha tardato di dire la sua giudicando l’azione foriera ‘di eventi imprevedibili’. Traspare tuttavia in modo evidente la debolezza di Tokyo nel confronto con le compagnie aeree nipponiche che si sono già adattate alla nuova situazione per non correre rischi. Il paese infatti a causa dei trattati che hanno regolato la sua sconfitta nella seconda guerra mondiale non dispone di forze militari sufficienti – e questo è un argomento sempre più dibattuto nella politica recente – a far fronte ad una Cina sempre più assertiva. Probabilmente anche questo spiega il volo degli alleati americani con i loro bombardieri, una decisione in linea con la nuova proiezione strategica (conosciuta come Pivot to Asia) degli Stati Uniti nella regione. Qualcosa ci dice che da queste parti in futuro ne vedremo molti altri di simili giochetti. 

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